venerdì 28 febbraio 2014
Essay on cleaning
Ogni volta che la mia vita è stata confusa, lasciata andare al caso, priva di senso e di scopo : casa ed auto erano letamai. In uno stato mentale così confuso mi amalgamavo nel disordine. Vivevo di espedienti, tirando a campare, senza prendere decisioni : ed il mucchio di vesti gettati in qualche angolo era il mio armadio, in cui rimestavo per trovare qualcosa, a caso, da indossare. Oggetti appoggiati in luoghi dove non centrano nulla : usati e posati lì, per la non voglia di ricollocarli nel loro posto giusto. Ed il marasma aumentava, era confortante.
L'accostamento delle parole pulito/sporco mi fa collegare tutto ai DCA : la bulimia è sporca, sono briciole sul pavimento e piatti da lavare, sono i pop corn mangiati sul divano che finiscono tra un cuscino e l'altro. Bulimia è l'auto zozza, con briciole sparse sui sedili e sulla moquette: lo zucchero che riveste le caramelle gommose finisce inevitabilmente nelle fessure tra ancoraggio del sedile e freno a mano, il volante ha una patina untuosa grazie alla focaccia ed alle patatine. Sotto i sedili finiscono gli smarties che ti sfuggono di mano mentre mangi e guidi contemporaneamente. Nelle tasche dei sedili ci nascondevo gli incarti delle caramelle, nei vani laterali delle portiere appallottolavo il sacchetto unticcio della focaccia. Bulimia sono i bidoni dell'immondizia strapieni, il lavello colmo di stoviglie incrostate, un forno a microonde con le ditate sui comandi ed un piano cottura schizzato di sugo. Ho cercato di impormi regole : non si mangia in auto, per lo meno non cose che si sciolgono (cioccolato sul sedile), non cose che si sbriciolano (pane, patatine), non cose che ungono, non cose ricoperte da pallini (pane con semi di papavero sopra, caramelle con zucchero). A casa ho abbandonato il divano da quando ho smesso di mangiare davanti all'unica tv che ho, in soggiorno: ringrazio la carenza di programmi interessanti, ringrazio anche la temperatura che resta più bassa e non mi fa apprezzare la permanenza in salotto. L'atto di pulire tutto questo mi illude di potermi ''normalizzare'' . Torno una persona normale ogni volta che porto fuori l'immodizia : rifiuti che per quantità sono pari a quelli di una famiglia intera. E me ne vergogno dei miei rifiuti, cerco sempre di espiare il mio peccato di nascosto, cercando di mixarli a quelli altrui. E pulire l'auto una volta a settimana non mi rende simile ai maniacali appassionati di auto che il sabato pomeriggio affollano gli autolavaggi: la mia è necessità, non un vanto..
La mia infanzia è stata all'insegna della semi povertà e della totate mancanza di gusto dei miei genitori. Della casa in cui sono cresciuta ricordo le sedie spaiate, i mobili raccattati in giro, la cucina dai pensili marcescenti, gli arredi in legno massello scuro dalla pesantezza estrema, il divano sfondato color senape. Cattivo gusto, anni 80 e pessima situazione economica della mia famiglia: il risultato è tremendo. E la mia cameretta non era da meno: accozzaglia di elementi d'arredo che mia madre aveva raccattato usati da conoscenti e parenti, senza farmi mancare l'armadio a ponte in laminato finto acero del mercatone. Sarà stato questo a farmi diventare progettista d'interni : avevo visto troppo orrore per tollerarne ancora. E l'atto di pulire quella casa, non affine al mio gusto, era per cercare di renderla migliore : che magari con i libri messi bene, un vaso di fiori, le ante belle lucide, faceva un po' meno schifo.
Una cosa è pulita solo quando l'ho pulita io: non è mancanza di fiducia (o forse sì), ma ho sempre creduto che solo io possa pulire come piace a me. E la mia non è una fissa igienista: posso anche stare in ambienti sporchi e trovarli tutto sommato gradevoli, sapendo che quella non è casa mia e che non ci dovrò restare a lungo. Posso anche ridere e scherzare immersa nel disordine di una casa di amici con figli. Ma ho frequentato anche case da incubo, case di persone con seri problemi mentali o soltanto sporche nell'anima: mi sedevo in punta di culo, senza accettare nemmeno da bere, evitando di toccare qualsiasi cosa. Di quelle case che si possono solo pulire con l'idropulitrice o il lanciafiamme, me ne sono capitate alcune: mi sono sempre chiesta che cazzo di casino avessero in testa quelle persone. Uscendo da quei posti mi sentivo i ragni addosso, i vestiti puzzare, la pelle unta : e correvo a pulirmi 10 volte le mani con le salviettine multiuso che non mancano mai nè in auto nè nella mia borsa.
Ma l'atto di pulire lo vedevo anche con occhi diversi quando mi veniva imposto: punizione, fai questo lavoro odioso perchè ti sei comportata male. Oppure : devi fare il tuo dovere per meritarti di stare nella famiglia, il tuo contributo personale per quello che mangi e quello che ci fai spendere. Prima il dovere poi il piacere : un mantra che mi è stato tatuato nel cervello dalle centinaia di ripetizioni materne. E così ho proseguito: pulisco se sono triste ed ho pensieri negativi in testa, pulisco (e mi punisco allo stesso tempo) quando mi sono abbuffata delle peggio schifezze, mi impongo lavori forzati e schifi immani come ripulire gli scarichi dei lavelli ed eliminare la muffa.
Perche la vita, quella vera, è sporco e disordine: chi vive per forza di cose mangia, sbriciola, cucina e sporca, tocca le cose che lo circondano. E sempre vivendo le persone spostano gli oggetti, li usano: li posizionano non dove sono esteticamente gradevoli, ma dove sono più raggiungibili e più utili. E' vivere che crea il caos, solo la non vita è estremamente ordinata. Ma in contraddizione le statue si ricoprono di polvere, le salme marciscono.
martedì 25 febbraio 2014
Tankini
E se sono dovuta passare a reggitette per vacche obese lo stesso vale per il costume da bagno. Una piccola rivoluzione : se un reggiseno di taglia enorme mi è comunque indispensabile, ogni giorno, e quello sportivo è indispensabile per correre e perdere peso - non è indispensabile un costume da bagno. Perchè se fai schifo il costume da bagno non ti serve : in piscina, al mare , al lago, alle terme non ci vai.
Ma io alle terme ci voglio andare. Si mi faccio schifo, ma un bagno nel lago lo voglio fare. E' questa la vera rivoluzione, fare cose perchè mi va, perchè non voglio rinunciarci.
E non esiste nessun negozio normale che venda un costume adatto a me : sempre troppo piccolo il pezzo sopra. Se per gli slip entro tranquillamente in una 42 / 44 , sopra lasciamo perdere : quella che ti spacciano per taglia 48 non lo è per niente. E quando Billy mi ha proposto di andare in un centro termale svizzero ho subito accettato, senza pensare a pancia-fianchi-tette troppo abbondanti in mostra. Ho risposto : non ho il costume. Il mio ultimo costume l'ho acquistato al supermercato 5 anni fa, a 15 Euro, taglia 42, un triangolo con i suoi laccetti. Oltre a questo ne ho altri due simili, magari leggermente più grandi, anche taglia 46, ma del tutto troppo piccoli sopra. Gli slip li potrei anche indossare adesso, perchè non sono mai stati il culo o le cosce il mio problema.
Mi sono messa on line alla ricerca di una 5° coppa D. Scartiamo subito i grandi marchi : prezzi che sfiorano i 100 Euro, per modelli un po' troppo da matrona, vecchia frollata, balena arenata. Fantasie fiorate, fantasie hawaiane, colori pugno in un occhio. La soluzione low cost che mi offre la sezione ''grandi taglie'' di catene on line : me le sono passate tutte, sentendomi anche un po' discriminata. Qualcuno ha deciso che le persone grasse possano permettersi solo il costume intero, oppure meglio ancora in tankini: un baby doll da bagno in pratica, stai più coperta perchè sei grassa e così vediamo meno il tuo lardo. Dopo centinaia di foto e modelli, la Redoute mi offre un bikini 5° coppa D a meno di 9 Euro, nero liscio senza un cazzo, con delle mega spalline larghe 3 cm regolabili. Ci aggiungo una culotte bella avvolgente, presa invece nella sezione '' donne normali '' del sito. 20 Euro di costume, 7 di spedizione e 2 di contrassegno. Con 30 Euro mi porto a casa una cosa anonima, senza niente di che. Ne ho piene le palle di essere obesa.
Negata per il running
Io e lo sport non andiamo daccordo. Il più basic degli sport, quello che viene consigliato per perdere peso, non mi vuole tra i suoi adepti. E li vedo questi strani marziani con tutine iper tecnologice ed aderentissime, con le loro scarpette appuntite e sgargianti : corrono e pedalano come forsennati senza alcuno sforzo. E quando l'applicazione Runkeeper di qualche utente FB mi appare in bacheca a me sale la bestemmia : il suo persorso segnalato sulla cartina. Impossibile non pensare : questo dovrei farlo anche io.
Come un anno fa e come altri anni fa il percorso che mi scelgo è sempre lo stesso : se mi trovo a casa ho due opzioni più o meno pianeggianti, nonostante si trovino su strade abbastanza frequentate ed in parte non offrano un panorama rilassante. Se decido di restare nei pressi della cittadina, come la maggior parte dei runner scelgo la strada semi ciclabile che costeggia il lago, dal parcheggione del giardino botanico fino alla fine del lungo lago.
Reggipetto da corsa, leggins neri, calze sportive. In auto ho le scarpe da tennis ed il pile da mettere dopo il lavoro. Al parcheggione del giardino botanico alle 13.30 i runner professionisti non sono ancora arrivati in massa : ce ne sono un paio che fanno stretching dopo aver finito, corridori della pausa pranzo. I runner pro si danno appuntamento alle 18.00, e per evitare la figura di merda evito questo orario: io con le mie scarpe assolutamente non adatte alla corsa, con il mio pile pulcioso e leggins di cotone con qualche buco faccio proprio la figura di quella che non hai mai corso in vita sua. Nascondo borsa e telefono nel bagagliaio, la chiave dell'auto me la metto al collo ed è il solo oggetto che io abbia con me oltre ad un fazzoletto di carta in tasca.
Il piano di allenamento prevede per la prima settimana : un minuto di corsa ed uno di cammino, da ripetere per sette volte se non ricordo male. Faccio le cose con la testa, non voglio sfasciarmi la caviglia come lo scorso anno, oppure morire di crampi a metà percorso, sola e lontanissima dall'auto. Mi sono guardata i filmati degli invasati runner professionisti su you tube : tutorial per partire da zero, istruzioni per merdine senza fiato come me. E non avendo un cronometro da polso, uno di quegli orologini di gomma supertecnica, conteggio il mio minuto contando mentalmente fino a sessanta : senza barare, cercando di non accelerare il conteggio, dando la giusta durata al secondo.
Un minuto per me è un secolo : un minuto e sono morta. Quando lo scorso anno mi sembrava di andare molto meglio di ora, quando mi davo dei riferimenti fisici, ad esempio dal lampione x alla panchina y, mi sbagliavo : correvo esattamente un minuto, massimo uno e mezzo per poi camminare. Ieri ho seguito l'allenamento consigliato per 5 volte, credo : dico credo perchè ho perso il conto. Posso solo essere felice del fatto che nonostante il minuto di corsa mi uccidesse abbastanza, recuperavo le forze nei soli 30 secondi successivi : mi ripiglio abbastanza in fretta, non sono così scarsa allora.
E come lo scorso anno mi sono infortunata, da sola, senza cadere o chissà cosa. Semplicemente il ginocchio sinistro ha iniziato a farmi male. Ho continuato a correrci un po', poi ho lasciato perdere e fatto il resto del percorso a passo veloce. Nella notte il dolore è aumentato, questa mattina zoppico : dolore a tratti, anche se non lo carico del tutto con il mio peso.
No, la corsa non me li perdona questi 62 chili. 10 anni fa riuscivo a fare meglio, anche pesando di più, con più resistenza e meno dolori, senza le conseguenze di una caviglia o ginocchio gonfio e dolorante. Per riparare agli sgarri alimentari commessi ieri sera con Billy ho pensato di farmi un giretto questa sera vicino casa : salterei il giorno di riposo consigliato. Dal solore che sento tempo che il mondo della corsa sia da rimandare alla prossima settimana.
lunedì 24 febbraio 2014
Il gioco del tennis
A volte ritornano : allora si deve essere pronti con una racchetta da tennis in mano, per assestare un bel colpo al momento giusto, senza nemmeno concedere un rimbalzo a terra come prevedono le regole del gioco.
La mia partita a tennis con Miss Biondoplatino inizia alle 15.45 di ieri, quando un messaggio whazzup appare dal nulla, dopo più di tre mesi di silenzio. Sono in bagno a riporre l'accappatoio asciutto : Billy mi raggiunge dandomi la notizia, '' Non volevo spiare, ma stavo per prendere il mio telefono sul tavolino, quando il tuo si è illuminato ed è apparso un messaggio... indovina chi ti scrive ?''. Nelle due ore seguenti il mio telefono è rimasto intatto sul tavolino, potevo leggere una mini anteprima del messaggio sul display senza nemmeno aprirlo. In quelle due ore mi sono gettata a faccia in giù sul divano, pianto, ri percorso con Billy tutte le tappe della mia pseudo_amicizia con Miss Biondoplatino fino all'epilogo. E non sto a farla troppo lunga, non ho voglia di scrivere questa breve ed intensa storia. Come già avevo scritto sono stata accusata di averla diffamata in qualche modo, ma non mi è stato detto cosa di preciso avrei detto o fatto. Nemmeno passato un certo tot di giorni ho saputo quale sia stato il mio peccato : allora vuol dire che un reale peccato non c'è, sono stata accusata alla cieca, sperando che io confessassi di mia spontanea volontà. E come cazzo ti permetti ora, dopo Natale, Capodanno e feste comandate, di apparire dal profondo nulla con un messaggio con tanto di smile sorridente?
Invece di piangere dovrei essere felice : ho le prove che Miss Biondoplatino è rimasta col culo per terra. Questo è il punto più basso della sua inferiorità morale: andare a raccattare la persona scacciata tre mesi prima perchè ormai è rimasta sola. La faccia di tolla, o faccia di culo, per presentarsi così come se nulla fosse successo. Certo che li ho letti i suoi status deliranti su FB, non me ne sono persa uno. Certo che li ho letti i suoi post in cui dichiarava tutto il suo sconforto e l'odio per questa o quell'altra persona ovviamente non specificata. E ce ne sono stati alcuni che sembravano riferiti a me, e non è solo una mia impressione. Ed io zero, muta, niente, silenzio : e stavo ben attenta a scrivere status, mai come in questi tre mesi ho postato cose divertenti, culturalmente interessanti, di tutto tranne che cadere nel tranello dell'accusa verso ignoti che tanto va di moda. Ovviamente in testa mi vorticavano tremila pensieri, di cui la maggior parte ben poco edificanti.
Rincuorata, passato lo sconforto, salutato Billy, pulito un po' la casa, due ore più tardi mi accuccio con la schiena attaccata al calorifero del soggiorno e rispondo. ''Ciao è un periodo difficile e mi sono allontanata da tutto, bhè si sto migliorando. Ho letto man mano le tue avventure su fb''. Seguono altri messaggi botta e risposta, senza rivelarle un bel niente. Come parlare del nulla, dicendo tutto e niente allo stesso tempo. Smile finale: ovvero, non mi rompere il cazzo.
Perchè ormai ho capito tutto: nella sua visione del mondo gli altri sono tanti burattini da manipolare. Possiamo essere autisti, spalle su cui piangere, bancomat, giullari di corte, psicologi, e tanti altri ruoli che dipendono esclusivamente dalle capacità e caratteristiche di ogni burattino.
Dai suoi status avevo appreso che il corso di pole dance, che mi aveva proposto mesi fa, le fa ancora gola ma è poco fattibile: Miss Biondoplatino non guida e la location è a 40 minuti da casa e poco raggiungibile con mezzi pubblici. Stai a vedere. Si, preparati. Vuole tornare ad essere mia amica per ri propormi il corso di pole dance ed avere così l'autista. Preparo la racchetta da tennis per assestare la randellata in risposta.
sabato 22 febbraio 2014
si riparte dal reggitette
E così Snowflake decide. Si riparte. A quanto siamo? Cinque ? Sei? Nemmeno me lo ricordo. Quante volte mi sono trovata a sessanta chili e da qui sono rientrata nel meccanismo DCA per scendere oltre il peso minimo ? Ed ogni volta scendevo un po' di più, miglioravo il mio record personale.
Inutile girarci attorno, bulimica lo sono ancora: forse un po' meno grave, le quantità di cibo che ingurgito non sono più sovrumane, in qualche modo riesco a gestire il mio tempo e le emozioni negative senza dover per forza cacciarmi in bocca di tutto. Ma non racconto bugie : almeno una volta al giorno finisco con la testa nel cesso.
Questa volta vorrei solo essere meglio di così, non ho una cifra precisa. Non voglio buttarmi nei DCA, vorrei fare le cose con una certa testa : del resto ho la diretta esperienza per dire che il meccanismo bulimico - anoressico non porta a niente. Lo posso affermare perchè scendere a 40 kg, restarci per poco e poi risalire a malincuore, non è un bel risultato. Si, per un anno mi sono mantenuta a 50 kg, con mestruazioni tornate e senza edema, praticamente sana. Ma sana non lo era la mia testa : ogni giorno erano abbuffate e water, fino a risalire di nuovo a 60.
Mi sono lasciata ispirare da ciò che vedo e sento. Da mesi pulisco la casa un pomeriggio a settimana per una conoscente. Lei è fanatica del fitness e della corsa : ne parlerò un'altra volta di questa faccenda, della mia vita da ''donna delle pulizie'', ma quello che vedo e sento mi ispira. E ne ho le prove, fare esercizio fisico ogni giorno a qualcosa serve : del resto scesi da 65 a 48 kg in circa 3 mesi andando a correre ogni sera.
E così mi sono ritrovata nel negozio che vende artioli ortopedici e non, fitness e palle varie. Una anziana signora acquista calze elastiche iper comprimenti color carne. Una quasi mamma si prepara al parto acquistando reggiseni per allattamento ed altri accessori mammiferi.
'' Buongiorno, vorrei un reggiseno per vacche obese''. No, direi che non sta bene. In fin dei conti non sono obesa, sono sovrappeso e soffro di gigantomastia. Ma dal momento che quegli stronzi della ASL non mi vogliono aiutare, eccomi qui a comprare un reggiseno sportivo iper contenitivo e super solido per ridurre lo sballonzolamento di tessuto mammario ed adiposo. Nel camerino provo tre diversi reggitette sportivi, faccio il test correndo sul posto : ed è il ballo dei budini. Non ci siamo signora, mi serve qualcosa di più sostenuto. Il terzo, la ferrari dei reggitette, mi dicono che faccia al caso mio: è un po' caro, ma davvero è il migliore. Ok , vada per 55 euro di tessuto tecnico viola e grigio. A questo ci aggiungo un reggitette standard, di pizzo nero con ferretto, da mettere ogni giorno. Quinta coppa D. Che schifo. E questo schifo, due reggiseni enorni e nemmeno tanto esteticamente carini, mi costa 85 euro : ora, rammentando la visita della scorsa settimana, io quella stronza di senologa la vorrei morta. Vorrei morto chiunque possa pensare che le tette grandi siano una cosa bella.
Sento la voglia di morire che mi sale quando proseguo il giro del centro storico : davanti alla vetrina di Y., quella catena di intimo in franchising. Perchè io devo spendere 85 euro ed avere due cose che fanno cagare, quando qui c'è il mondo di completini bellissimi a 20 euro? Perchè dioporco? Perchè vacca obesa che non sei altro, tu hai una quinta coppa D : quello che vedi in vetrina è una seconda, con tutti i suoi pizzi e rasi lucidi e colorini belli. Da Y. ho fatto acquisti solo due volte, ormai 5 anni fa: la taglia massima per loro è una quarta scarsa, anche nella linea basic in lycra senzauncazzo. Per rigirare il coltello nella piaga : c'è anche I., l'altro franchising che ha un punto vendita 100 metri più avanti, altra botta. Del resto, la tipa a cui pulisco la casa, porta una seconda : ogni venerdì pomeriggio quando le svuoto la lavatrice e stendo i suoi panni mi devo scontrare con tutte le cose belle che non posso mettere, come se ci fosse un destino beffardo ed anche un bel po' stronzo che gode immensamente nel mettermi in mano ciò che non posso avere.
E così mi sono messa il reggitette sportivo ad ultra tenuta super strong. Ho infilato una vecchia maglietta, una felpa, leggings consunti e le scarpe da jogging. Mi sono calata tre opercoli di guaranà e thè verde. E sono andata a correre.
martedì 18 febbraio 2014
giro
Facebook è il luogo delle polemiche. Uno schermo ed una tastiera per urlare la tua verità. Verità, non ho detto opinione non a caso.
Il gruppo amarcord dedicato alla mia cittadina s'è già scisso in due, in soli sette giorni di vita : quelli ''politicanti'' capeggiati da un maneggione, contro quelli ''puri di cuore'' che non vogliono vendere nulla e vogliono solo ricordare la città com'era.
Sempre su FB un post di cinque parole appena di un musicista di gruppo indie della cittadina, da lì ne esce un polverone sulle lobby dei gruppi e sui rimborsi e cachet ridottissimi fino ad essere una presa per il culo. Ed io guardo tutto dall'esterno.
Sono finiti per me i tempi dell'impegno, delle associazioni. Con LAV : dopo aver preso insulti e freddo, dopo averci messo il mio tempo ed anche un bel po' di soldi, ho capito d'esser sola in un mare di merda. Non erano maturi i tempi per l'animalismo 10 anni fa.
E' finito per me il tempo dei gruppi indie, del giro di locali, dello scambiarsi date a vicenda. Delle malignità e gelosie, delle invidie e delle manie di protagonismo di quattro esaltati. Sono talmente fuori dal giro che nessuno mi chiama per suonare : in pratica sono libera da mesi. Mi esibisco in uno sgabuzzino, a casa mia, con le pelli silenziate da pad di gomma.
Ormai cosa me ne frega? Sono fuori dal giro, da qualsiasi giro.
lunedì 17 febbraio 2014
Sick of this all
Penso di aver toccato il punto massimo dello schifo. Se evito con cura la bilancia posizionata sotto il mobiletto del bagno, non posso non constatare l'aumento di peso grazie ai miei vestiti.
Anche i pantaloni più larghi che ho, risalenti a 10 anni fa, li allaccio con fatica. Ma la situazione si fa tragica quando si tratta di parte superiore : non c'è una camicia, una maglietta, un cardigan che non sembri sul punto di esplodere. La situazione ''intimo'' si fanche più tragica, quando di ben due cassetti pieni di reggiseni di svariate taglie, solo due mi stanno. Due : a cui continuano a fuoriuscire i ferretti. Ferretti ricuciti, ricacciati dentro, e dopo due minuti mi vanno a pungere sotto l'ascella o peggio lo sterno.
Dovrò rinunciare alla mia idea assurda della cavitazione sulle tette : dal momento che san Google non dava risultati in italiano, in inglese ho trovato la risposta che potevo trovare da me. Ci sono vene, in superficie, e le vedo persino : non credo proprio si possa trafiggerle con onde elettromagnetiche.
Sono arrivata al punto della non sopportazione. Il momento in cui tutto è decisivo: cammino sulla cima del muro che fa da confine tra i due mondi. C'è il mondo dell'accettazione alla mia destra. Quello del '' voglio essere magra'' alla sinistra. E' l'immagine che passo alla psycho : da mesi sono su quel muro, lo percorro avanti e indietro, senza scendere nè da un lato nè dall'altro. La parte di me che non si arrende è quella che si attacca a quell'ideale, che si fa forza con i ricordi di quando pesavo poco più di 40 kili. Ma sono così stanca, conosco già quel mondo. Quello del non cibo, della desolazione e deserto dell'anima. Come conosco il mondo triste dell'insoddisfazione, della vergogna, del non essere adeguata, del vestirsi per coprirsi e non dare nell'occhio.
Ho idea che vivrò per sempre su quel muretto che fa da confine, guardando un po' a destra ed un po' a sinistra, facendo il salto giù da una parte per poi andare anche un po' dall'altra. Fin che morte non ci separi. E l'ho firmato io questo contratto a vita : nel mondo reale nessun contratto è valido se firmato da minorenni, ma non in questo. Mi son fottuta da sola a 17 anni, ma forse lo ero anche prima : in età infantile prendevo nota. Mi serviva solo quel briciolo di disgusto di me stessa tipicamente adolescenziale, oltre ad un paio di eventi spiacevoli, per passare dal dire al fare.
E qui mi scatta la giustificazione. Non è colpa mia. Se ho preso questa decisione, se ho avuto il coraggio di provarci e poi di proseguire nella follia non è colpa mia. Se mi sono illusa che la vita perfetta esistesse solo sotto le quattro decine di chili it's not my fault. Possiamo scaricare la colpa su madre, famiglia amici, società : mia madre la vedo come un ipotetico Atlante con il peso della colpa sulle spalle. E ne ho le palle piene di dover sempre parlare di lei in terapia. Ho divagato, non era questo ciò di cui stavo scrivendo.
L'unica certezza che ho, è che sono stufa marcia.
venerdì 14 febbraio 2014
Credi che io mi arrenda così facilmente ?
Billy ha cercato di confortarmi in ogni modo mercoledì. Mi ha chiamato ben tre volte, oltre a presentarsi a casa mia a sorpresa alle undici di sera, dopo il turno in fonderia. Se non è affetto questo. ''In qualche modo faremo'' mi ripeteva, come se questa cosa fosse diventata fondamentale, anche per lui . Come se la mia felicità fosse direttamente la fonte della sua. Se non è affetto questo.
In qualche modo faremo: in quale modo? Se l'intervento non mi viene passato dal sistema sanitario, devo pagarmelo 8000 Euro. E su web si trovano cliniche private che la fanno facile, come se un intervento chirurgico fosse uno spasso: una cosa qualsiasi. Ti mostrano un sito accattivante, con tutte le risposte, come se si trattasse di scegliere un'auto nuova e comparare le prestazioni ed il prezzo. Che tette vuoi? Il modello base o quelle super fighe che stanno su da sole? Vuoi fare un finanziamento? Bene, le tue tette a Euro 217,95 al mese per 48 mesi. Allettante, per chi ci vuol cadere. Dubito naturalmente di chi la fa troppo semplice, e giro al largo.
Oppure... e qui ecco il male che si ripresenta. Oppure torno a 40 kg, quando ridotta ad un mucchietto di ossa e pelle flaccida ho effettivamente una seconda. Quindi butto nel cesso 4 anni di terapia e fatica, per tornare indietro allo schifo di una non vita.
No, ci deve essere una via di mezzo. Abbordabile nei costi.
Ho inviato una richiesta di informazioni ad un chirurgo estetico che offre cavitazione medica, non quella superficiale da estetista, nella mia provincia. Si può fare sul seno? E' questa la domanda che gli ho posto via e mail. Perchè io non mi arrendo.
mercoledì 12 febbraio 2014
quintapiatta
Non è un reggiseno nuovo e più sostenuto che mi cambierà la vita. Non è la crema a base di propoli che mi farà stare meglio. Non è della ginnastica specifica per farmi rinforzare i muscoli delle spalle a togliermi il peso di ciò che mi porto addosso. La mia vita è una merda con questo schifo davanti. E' uno schifo ed uno schifo rimane, non posso correre e non potrò nemmeno con un reggiseno da 80 Euro, non entro in abiti decenti della mia vera taglia e non lo potrò fare nemmeno con tutti i trucchetti che mi stai propinando.
Ancora una volta mi sbattono in faccia indifferenza, incomprensione e me lo confermano con la seguente frase, banale e scontata, sentita cento volte almeno : '' Pensi a chi lo vorrebbe un seno come il suo''.
Mavaffanculo, ma non capisci quanto sto di merda? No certo, dottoressa biondoplatino, carina e magrina. Prova a viverlo tu quello che ho vissuto io.
'' Quinta piatta '' : così mi descrisse un ex fidanzato agli amici durante una cena con tutta la sua band. Questo per spiegare che l'enorme massa fosse crollata sotto il suo stesso peso e trascinata in basso, sembrando quasi piatta appunto.
'' Latteria '' : me lo diceva Paul, analogia chiara e semplice alle vacche da latte.
Da quanto ho capito, la ASL sconsiglia l'intervento, perchè non vuole spendere. Se hai un fisico magro e tette enormi ti dicono che non sono poi così grandi e che sono bellissime, questo il mio caso. Se sei obesa ed hai le tette enormi ti dicono che per prima cosa devi dimagrire, così l'eccesso di grasso nelle mammelle se ne andrà. Guai a pensare che la ASL sia una clinica estetica e che passi gratis quello che bruttastronza devi pagare 10.000 euro di tasca tua, anche se stai male.
martedì 11 febbraio 2014
suspance
Stanno per scadere i minuti da passare qui dentro , e ne gioisco immensamente. Il resto delle cose da fare le rimando a domani. Il legale rappresentante in viaggio presso la sua seconda dimora, verso il carnevale brasiliano e le sue donnine : un mese di relax.
Quello che devo scrivere sembra irreale. Scrivere che la scorsa settimana, qualche ora dopo aver pubblicato la foto di quel foglietto giallo con cui cercavo un gruppo, arriva un sms. E' C., il chitarrista con cui ormai suono da 13 anni, in avventure musicali diverse. Lui come me, dopo i mauve, non ha più suonato : ci ha provato, sia da solo con un po' di elettronica che con un amico comune, ma il tempo che gli resta dopo il lavoro e dopo l'essere padre si riduce a ben poco. E se hai poco tempo e la stanchezza ti uccide finisce sempre male. Questo sms mi inviata a suonare con lui e l'amico con il quale ho già collaborato anche io: sala prove prenotata, due ore di strimpellamenti a ruota libera. Ieri sera, dalle sei alle otto. Nella prima mezz'orta tutti i dolori dovuti all'inattività mi hanno presentato il conto. Di quello che ne verrà fuori non lo so : so di certo che siamo già destinati a scioglierci, il bassista si deve trasferire. E ciò che abbiamo combinato è stato registrato: nulla di eclatante, nulla che mi sia rimasto impresso a fuoco nella mente per originalità. Sia io che C. siamo un po' ripetitivi : riconosco in lui, come lui in me, il nostro modo di suonare, come fosse un tuffo nel passato mauve, anche se con un bassista diverso. E questo non so dire se mi faccia piacere o mi dia fastidio : so solo che lascio appeso il mio annuncio dove sta, in cerca di nuovi membri. Accetto questo suonare come allenamento, come valvola di sfogo, giusto per fare qualcosa di questi giorni inconcludenti.
Domani è il 12 febbraio. Sì, sono tesa. Da giorni penso a cosa mettermi, in un certo senso come accentuare ancor di più il mio difetto per indurre il chirurgo a decidere di operare. Che posizione assumere per sembrare ancor più gobba : e mentalmente mi faccio una lista di tutti i dolori che sento in questo momento ed ho sentito dalle splalle in giù, collo incluso. Avrò la risposta che desidero. E spero sia positiva, perchè accarezzare la possibilità e vedersela portare via da sotto il naso non mi renderà molto felice. Non prendono in considerazione la disperazione, solo le misure. E' una questione di peso, di dimensioni abnormi, di macerazione della pelle, di piaghe e di dolori alle spalle. Vi prego, toglietemi queste tette.
venerdì 7 febbraio 2014
Delle piccole cose
Paul non lo penso nemmeno più così spesso. Di quei due anni che ho passato a stretto contatto con il suo mondo della body modification riporto sul mio corpo parecchie opere ed esperimenti, oltre a qualche amico in più.
Oltre alle pulizie nel suo studio, avergli fatto da impiegata/consigliera, stampato centinaia di disegni e scritte per i tattoo, io ricordo i viaggi. Viaggi verso gli studi in cui si fece tatuare, il tattoo che gli regalai io. Viaggi verso le tattoo convention : ero sempre io a guidare. Firenze, Milano, Torino, Genova, Berlino. E qualche volta insieme a noi qualche suo affezionato cliente, per lo più un peso morto che pensava di vedere e guadagnarci chissà cosa. Alle tattoo convention si facevano acquisti senza fattura, si dava uno sguardo ai tatuatori famosi che immancabilmente erano sempre affollati ed impegnati oltre a qualche sguardo ai book degli sconosciuti tra cui si scovava qualche perla. Nel caldo afoso di quelle sale il ronzio delle macchinette era perenne. Centinaia di persone che sembravano fare a gara a mostrarsi il più nude possibili, con la pelle più colorata e piena possibile. Con i lobi più dilatati, con più piercing addosso, con i capelli più assurdi. Sono queste le piccole cose di cui ho quasi nostalgia.
Nostalgia, per quale motivo? Mi rompevo le palle, stavo in piedi ore ed ore, mangiavo cibo di merda, guidavo all'andata ed al ritorno ed a fine giornata ero stravolta. Non me ne fregava nulla, eppure avevo imparato un sacco: modelli di macchinette, inchiostro buono, inchiostro da non comprare perchè non accettato dalle ASL, piercing buoni, piercing scadenti, tatuatori famosi e blasonati, star della body modification. Osservavo tutta quella gente provenire da tutta Italia : tutto quel tirarsela e quei vorrei-ma-non-posso. Ed io stessa venivo osservata: 5 piercing in volto, tre microdermal sul braccio, due serie di scarificazioni belle pesanti.
Vedo un post su FB in cui le mie due ex amiche cercano aggregati per andare alla convention di Milano questo fine settimana. Questo mi suscita tutto un insieme di sentimenti contrastanti. Ex amica biondoplatino : ha un solo piercing, fatto col culo. Ex amica isterica : diversi tattoo fatti dal mio ex, fatti male e dal soggetto parecchio banale. Mi urta vederle apparire su FB come le professoresse della body modification. Di più, quello che sento : una invasione nel mio mondo. Come se la mia mente urlasse : quello è il mio posto, non il vostro, voi non centrate nulla, cosa ne sapete voi di questo ambiente? Peggio ancora, e qui mi sale il mal di pancia, se contatteranno proprio Paul e si uniranno a lui.
Realizzare solo ora che io non andrò più ad una tattoo convention. Al mio posto c'è un'altra fidanzata che come me sta imparando un po' di cose del settore. Un fremito di rabbia, ed è come se si scoperchiasse un sarcofago di odio represso. Come un'isterica mi viene in mente tutto uno sproloquio acidissimo: questa stronza che me lo ha portato via, che se lo è lavorato per bene, voglio proprio vedere se fa per lui quello che ho dovuto fare io...etc etc etc.. è solo rabbia che puoi sfogare verbalmente con amici, non è da scrivere.
Sono queste le piccole cose che ti fregano, quando oramai pensi di avercela fatta. Le gallette di mais per cui impazziva, il patè di tofu : alimenti di cui nemmeno ho più voglia, che non acquisto ma marzo dello scorso anno. Altre piccole cose ti capitano : ti versano un bicchiere di Gattinara, il suo vino preferito, e non puoi non pensarci. Ogni tanto affiora un ricordo inedito, qualcosa a cui non penso da mesi : ed è subito nostalgia. Nostalgia, che poi si trasforma in rabbia : sono stata presa per il culo, mi sono beccata anche un cazzo di batterio, '' non te lo dimenticare'' mi dico.
Gli ho riconsegnato ogni singolo oggetto, regalo, biglietto o cianfrusaglia che avevo in casa. Nel trasloco ho trovato e buttato tappi di sughero di bottiglie speciali che non hanno più un senso. Tra le tessere del supermercato ho trovato il biglietto da vista di un ristorante, card di studi tattoo raccolti tra una convention e l'altra, la tessera punti di una piadineria : me li metteva in borsa. Ho portato Marco nei miei locali preferiti, quelli che frequentavo con Paul.
Prima o poi si esauriranno tutte le piccole cose, tutti quei micro ricordi.
lunedì 3 febbraio 2014
Take the shovel and dig a hole
Prendi la pala e scava. Scavati la fossa. Oppure vergognati così tanto da volerti sotterrare. Tanto, cosa restava da fare ormai?
Usufruisco a scrocco della stampante dell'ufficio, stampo su foglio giallo portato da me. ''Batterista cerca gruppo. Indie / pop / post rock / NO cover''. Questo è il massimo della perdita di dignità. Per evitarlo avevo già fatto girare la voce, contattato di persona un paio di conoscenti che mi sembravano adatti, ho spulciato gli annunci on line mettendo anche in conto di spostarmi entro un certo raggio di kilometri.
La chiamavo dignità per un solo motivo : avrei preferito non abbassarmi a raccattare ragazzetti con la metà dei miei anni, avrei preferito suonare con chi abbia un po' di esperienza, altri musicisti della zona che conosco di vista. Invece, nessuno mi caga. E lo so il perchè: femmina, ex gruppo di ''successo''. Questo basta ad appiccicarmi addosso un'etichetta sgradevole. Allora giochiamo sull'anonimato, senza dire chi sono, che ho fatto fino ad ora, nemmeno una minima presentazione : ed andrò ad appiccicare quei foglietti gialli alle bacheche delle due sale prova della zona. E già che ci sono spiattello su Facebook una foto dei mio foglietto giallo, con un chiaro riferimento allo scavare, alla dignità. Che se la ridano pure quel branco di iene isteriche. Al primo commento osceno sarà uno screen shot reso pubblico.
Devo alzare il culo, fare qualcosa: se nemmeno ci provo la felicità non mi verrà a bussare alla porta.