mercoledì 19 marzo 2014

Mo' me lo segno - pathetic edition

'' Viaggio estivo in Russia prenotato... alla facciaccia di chi mi vuole male, di chi critica il mio modo di vivere libero e assetato di esperienza e conoscenza, di chi non capisce e trova sconveniente la mia NON-fotta di "sistemarsi, procreare, e infognarmi in una vita sicura ma non voluta" di quasi-trentenne.

Sucate FALLITI, io me ne vado a fare un altro giro stellare, rimanete pure nel baretto sotto casa ad annegarvi in cocktail mal-fatti e raccontarvela. "

Uhm, alquanto corrosivo ed indisponente. Sempre grandi soddisfazioni Platinum Blonde.

venerdì 7 marzo 2014

Lo schifo degli altri - atto definitivo

Oggi è venerdì. E non giorisco molto di questo: sabato e domenica non lavoro, ma prima di arrivare a questa sera devo affrontare il lavoro ufficiale ed il ''lavoretto''. Il lavoro ufficiale ogni venerdì è sempre un po' più pesante, una marea di cose da fare all'ultimo minuto senza contare le programmazioni pubblicitarie di locali e discoteche. E quando esco di qui con la testa pesante e gli occhi stanchi la giornata non è ancora finita: c'è la Casa dei Gatti da pulire.

Ogni mio ''cliente'' ha avuto il suo soprannome. Mrs. Merdaio, Casa dei Gatti, il Prete. Sì, ho pulito anche la casa di un prete un paio di volte, ed ho anche bestemmiato quando mi si rovesciò mezzo flacone di ammoniaca sul pavimento. E per essere la casa della parrocchia, caspita, l'avrei voluta io. Arredamento a parte, usato - vecchio - proveniente da donazioni, l'appartamento era stupendo. Il prete lo utilizzava neanche per la metà, lasciando ben due soppalchi, una camera da letto, un magazzino e lavanderia totalmente in balia di ragni e polvere. Lo schifo che ho trovato qui è solo fatto di abbandono e di tabagismo. Un prete che fuma, pure troppo: la nicotina ricopriva il lampadario del soggiorno, le piastrelle del bagno, ha annerito le pareti. Mi sono sfinita, era la mia sfida pulire quella merda: ammoniaca, e quel giallo/marrone veniva via, si scioglieva. '' Il maligno alligna in ogni fogna'' : avrei potuto sbattergli in faccia questa citazione di Lupo Alberto, parole della Signora Cesira. Otto euro all'ora, 5 ore in tutto : nessuno ci crederebbe se dicessi che la Chiesa ha dato dei soldi a me. Si, la Chiesa mi ha dato dei soldi : non suona irreale? Ed io non somiglio per nulla ad una perpetua con tre piercing in faccia e le scarpe da tennis. L'abito non fa il monaco: sembrerò punk ma pulisco da Dio, Chiesa e preti a parte. Non sono stata più chiamata: deve aver trovato una poveretta messa peggio di me, magari qualche donna con famiglia a carico.

Tornando al fatto che oggi è venerdì e nel pomeriggio c'è l'appuntamento fisso con Casa dei Gatti, mi cadono già le palle. La cliente proprietaria dell'appartamento è una mia vecchia conoscenza : la mia ''amichetta'' d'infanzia nonchè vicina di casa. Quella con cui in pratica ho giocato e poi fatto le prime uscite, dai 5 ai 13 anni. A 13 anni ho smesso di frequentarla: finalmente ero abbastanza grande da levarmela dai piedi nonostante i miei genitori la adorassero permettendole qualsiasi cosa in casa mia. Avevo in mano una prova tangibile di quanto fosse stronza. A 13 anni miei, lei ne aveva 11: dopo alcuni sospetti e cose che mi sparivano da casa misi in atto un piano diabolico e semplice e la beccai in pieno, mi aveva fottuto 10.000 Lire. La vendetta della bambina-cesso (Io) nei confronti della bimba Barbie: non era solo una questione di principio, le nostre differenze sociali si erano manifestate in pieno. Lei figlia di un commercialista ben avviato , con madre a casa (ma non casalinga, avevano chi puliva per loro) dedita a tutte le puttanate new age e orto biologico. E' cresciuta così la bimba Barbie, bionda con i capelli lisci e lunghi fino al culo, viziata ed insopportabile. Nel mio mondo e giro di amicizie non metteva piede, due ambienti troppo diversi, come zecche e pariolini. E' Mrs. Merdaio che ci mette in contatto, la signora M. è rimasta sempre vicina alla pariolina, un po' per  la morte del figlio, un po' per lavoretti di sartoria. Mrs. Merdaio elogia le mie capacità di mettere ordine nel delirio e portare pulizia anche nella devastazione: ed alla bimba Barbie serve una donna delle pulizie, perchè quella che ha è anziana, la tiene solo per pietà, è inutile e le combina disastri.

Un appartamento di circa 120 mq, situato in una zona popolare al primo piano di un condomino anni 70 : l'appartamento è stato del tutto sventrato e rifatto agli inizi dello scorso anno. Arredamento moderno standard noioso, bianco - panna - beige, nemmeno una botta di vita di colore. Molti elementi Ikea e molte cose provenienti dal suo precedente appartamento. Nessun azzardo, solo nelle pareti del soggiorno ha osato una pittura metallizzata, sempre sui toni del grigio beige. Tre camere da letto di cui una per gli ospiti ed una adibita a stireria, una cucina abitabile, soggiorno con area pranzo, ripostiglio ed un bagno, oltre al disimpegno che collega zona notte e zona giorno. Bimba Barbie mi accoglie a casa sua un pomeriggio di giugno, mi mostra la casa, cosa c'è da fare, dove si trovano stracci e attrezzi del mestiere. Davanti ad una coca cola in bottiglietta stilosa mi racconta il suo vissuto degli ultimi drammatici anni : corna anche per lei e nella sua solitudine s'è dedicata ancora di più al lavoro, ai suoi due gatti ed alla corsa, diventa adepta del running semi agonistico. Sgrana gli occhi quando le accenno di Paul: come se avesse trovato conferma.

Ho le chiavi, in modo da compiere il miracolo ogni venerdì pomeriggio in sua assenza. Bhè si fida di me. Non è lo sporco in questo caso, ma il disordine. E' questo ciò che mi fa cadere le braccia: quando giro la chiave nel portoncino blindato mi chiedo ''Chissà cosa trovo stavolta''.  Una casa con ben 5 scarpiere, di quelle poco profonde che si aprono a ribalta. Uno sgabuzzino in cui tiene l'asciugatrice, attrezzato con ripiani fino al soffitto : in basso aspirapolevere ed un po' di dispensa, in alto ancora scarpe, scarpe, scarpe, stivali, ballerine, decolletè...tutte nelle lore scatole. E tutto questo spazio non basta ancora. Direi che la fissa delle scarpe è lampante: compra di tutto, dalle cinesate a 9 euro a quelle di Gucci di cui ho trovato gli scontrini. In fissa sempre con gli stessi modelli: lo stesso tipo di sandalo con quel tipo di tacco, la stessa decolletè con tacco fine ma non troppo alto in cento declinazioni di colore e stile. Lo stesso paio di stivali con tacco, tutti leggermente diversi per colore e forma, ma fondamentalmente simili. In quella casa ci sono tre armadi, pieni fino a scoppiare, uno per ogni camera da letto, oltre ad un comò lungo 2 metri ed uno più piccolo. Borse ovunque: sempre la stessa shopping bag con stile diverso, con qualche minuscola Louis Vuitton presa in outlet, Prada tarocche, una Hermes vera e tante tarocche, senza contare quelle di marche alla portata di tutti. Tutto quello spazio dedicato ai suoi averi ed ancora non basta. Le borse le accumula all'ingresso, negli armadi e sugli appendiabiti. Forse lo spazio potrebbe bastare se ci fosse un minimo di ordine e logica: io stessa le ho ri ordinato lo sgabuzzino, facendo una sorta di cambio di stagione delle scarpe. Ne fu entusiasta.

E' il disordine e poi la non curanza ciò che mi fanno sclerare : come se avere una donna delle pulizie a 8 Euro all'ora le concedesse il diritto di lasciare la casa devastata, tanto poi ci penso io. E' stato un crescendo, all'inizio non era così maleducata: ora la tazza della colazione sul tavolo ed i piatti sporchi del giovedì sera sono la norma. Vogliamo parlare dell'assorbente che ben due volte ho trovato posato accanto al water? Fantastico davvero. La biancheria sporca mollata per terra in bagno, a 10 cm dal cestone dei panni sporchi. Il letto sfatto, con dentro il suo pigiama arruffato, mutande sue e quelle del suo nuovo fidanzato. Bleah. Ecco, questo mi fece schifo: toccare le mutande di uno sconosciuto, prenderle con pollice ed indice e depositarle sulla sedia già ricoperta di suo di vestiti. In bagno ci trovo spesso le sue scarpe da running, quelle del fidanzato, un paio col tacco e magari anche un paio di ciabatte per completare l'opera. Segni di una doccia fatta velocemente, con asciugamano buttato dove capita, flaconi vari, spazzola piena di capelli umidicci posata sul bordo vasca.

Dalla casa di una persona si capiscono tante cose. Dopotutto è una professionista, in campo terapeutico alternativo. Ha studiato negli Stati Uniti, ha uno studio privato in centro oltre all'impiego in una clinica privata svizzera. Di soldi ne girano, magari non abbastanza per avere la vera Kelly, ma per fare shopping selvaggio in via Torino o in qualche mega outlet possono bastare. Dal frigorifero che le ho sbrinato questa estate, ridotto ad un blocco di ghiaccio : cibi super raffinati e costosi come quei formaggi francesi e salse dalla confezione elegante. Cereali biologici e biodinamici, tisane e tisane e ancora tisane. Ortoressia: la fissa di mangiare cose benefiche e salutari, equilibrate: mai una pizza o un barattolo di Nutella in quella casa, che vita di merda vien da dire. Una cucina che contiene tutti gli utensili possibili: se colorati e di design meglio ancora. Ora è in fissa con il Bimby: un aggeggio colossale con tremila accessori dal costo di poco inferiore ai mille euro. Una sorta di frullatore mastodontico con cui ha fatto esplodere una brodaglia simil vellutata di zucca sul pensile. Poi ci sono i bicchieri raffinati, il servizio bello, e quella collezione di vinelli che danno un tocco d'eleganza quando ha ospiti a cena. Tutta questa ricerca di ''buono'', ''sano'', ''biologico'' crolla in bagno : lì impera la cosmesi d'alto bordo, costosa ma del tutto piena di siliconi e conservanti. La paraffina del fondotinta Clinique, la crema viso alla bava di lumaca. Per risparmiare accetta di lavarsi con bagnoschiuma da supermercato (comunque i più cari che ci siano) ed i suoi capelli biondo-Barbie affrontano i più schifosi e stilosissimi shampoo siliconici in voga del momento.

Lei è sempre la stessa Bimba Barbie viziata: ha ottenuto tanto dai genitori, ora pretende lo stesso dai fidanzati, andandosi a cercare la copia sputata del padre. Spero che questo fidanzato fighetto regga, perchè il casino e lo shopping compulsivo aumentano quando le cose le vanno male: sacchetti di acquisti appena fatti mollati in giro per casa come se fossero roba vecchia senza valore, abiti con ancora il cartellino lasciati per settimane posati da qualche parte, confezioni di acquisti on line di Mango e Zara soltanto aperte.

Regnano in quel caos a zone i due gatti : uno stupendo rosso ed il maculato bianco e nero. Li ha adottati dalla clinica veterinaria, entrambi con leucemia felina e poi sterilizzati. E' sempre stata fanatica dei gatti, come la sorella e la madre. E come allora avveniva in casa sua, i due pelosi possono permettersi di saltare sul piano della cucina, salire anche sopra i pensili, zampettando dove il cibo viene preparato: una cosa che detesto. Sotto i mobili le loro centinaia di palline, giochini e pupazzetti per alleviare la noia: una vita chiusi in casa, a sonnecchiare tra divano e letto della ''mamma''. Una mamma un po' carente, che ora sta fuori tutto il giorno e persino la notte, mentre la lettiera sul balcone della cucina  si riempie di stronzi e di pisciate.  Due felini come bambini troppo annoiati: si inventano dispetti. Hanno masticato il tubo della lavatrice facendo allagare il bagno, si intrufolano nello sgabuzzino e mangiano le loro pappette di nascosto aprendole con i denti. Il rosso non ha paura dell'aspirapolvere, l'unico gatto al mondo che si faccia quasi aspirare : è la mente criminale del duo, quello che è riuscito anche a fuggire da Alcatrax, lanciandosi dal balcone del primo piano al tetto dell'auto parcheggiata sotto.

Come l'autrice del libro ''Lo sporco degli altri'' anche io ho due o tre peccati da confessare. Che poi veri peccati non sono, non so se sono da calcolare le bestemmie. Per lavarle i piatti qualche volta ho usato lo sgrassatore spray. Un paio di volte, finito di pulire, mi sono fatta doccia e cambio abito perchè avevo appuntamento con amici, non potevo passare da casa. Le mangio spesso i cioccolatini che tiene in una boccia di vetro (tanto non li caga). Per pulire il pavimento una volta ho usato qualche goccia del suo bagnoschiuma iper costoso unito ad aceto. Le ho mangiato biscotti di confezioni già iniziate, caramelle ed una fetta di pane. Mentre era in vacanza e dovevo sbrinare il frigo mi sono fatta la tinta, mentre pulivo tenevo il colore in posa. Le ho aspirato un gambaletto di nylon color carne con l'aspirapolvere. Ho provato l'ebbrezza di indossare lo smalto Particulier di Chanel per un week end , ed uno di Dior color borgogna per un venerdì sera.

mercoledì 5 marzo 2014

Mi sento un rottame. Il peso di tutti gli anni che ho li sento nel mio ginocchio sinistro, quello che non ha ancora deciso di guarire. Venerdì scorso, durante il mio secondo lavoro, pulendo ''Casa dei Gatti'' (ne parlerò in un prossimo capitolo della serie ''Lo schifo degli altri''), devo aver fatto una torsione della gamba ed il dolore è ripreso. Ad oggi zoppico, e cerco di camminare il meno possibile : per aggiungere altro dolore, domenica ho persino fatto una passeggiata con Zar per boschi. Come peggiorare le cose. E non posso tornare a correre.

Mi sono spaccata un altro dente, il precedente me lo sono tranciata 4 anni fa con un Chupa Chups. Lo avverto così dal nulla, passandoci sopra la lingua. E verificando con uno specchietto da borsetta infilato per metà in bocca vedo il danno che hanno fatto DCA, una carie nascosta, ed il pessimo lavoro del vecchio dentista. Un premolare sezionato a metà in altezza, fortunatamente nella parte interna della bocca. E sempre con lo stesso specchietto, riflettendo i miei denti in quello più grande del bagno, posso vedere altre macchioline scure, che siano smalto saltato, carie o infiltrazioni nelle otturazioni lo scoprirò oggi. I miei denti sono sempre stati problematici, anche mettendoci tutto l'impegno in fatto di pulizia. Aggiungerci i casini fatti di troppo cibo e dita in gola non è stata di certo una bella idea. Appuntamento dal dentista, mi trova un buco libero oggi alle 16, anche se non avverto dolore.

Bella merda i disturbi alimentari. Il metabolismo ad un certo punto va per i cazzi suoi. I denti si sfasciano da soli e lo smalto si consuma o salta via. Questo non lo dicono i blog pro ana vero?

martedì 4 marzo 2014

Lo schifo degli altri, atto secondo

Sono diventata ''donna delle pulizie'' da poco, da maggio dello scorso anno.

Ho pulito case altrui in una precedente occasione, ma quello fu il mio personale ringraziamento per la mia anziana vicina di casa: nel garage della sua vecchia villa ci ho suonato per un anno intero, oltre ad aver utilizzato la sua cantina come magazzino. La villa era ormai diventata troppo grande per una sola persona, con impianti vecchi di mezzo secolo e serramenti risalenti ai primi 900 : ad un certo punto inizio a non ragionare più, non ci si poteva fidare a lasciarla sola, e si trasferì dai parenti lasciando la casa disabitata. Mio padre si prendeva cura del giardino enorme, mia madre entrava a bagnare le piante e verificava che non congelassero le tubature ed il riscaldamento funzionasse al minimo. Io suonavo nel garage ogni giorno, sfamavo i suoi gatti randagi. I parenti mi hanno sbattuta fuori senza alcuna grazia alla sua morte: e nonostante tutto, quando si organizzò il funerale, passai due giorni interi a pulire in modo che il bagno fosse pulito e perfettamente utilizzabile da chi veniva da lontano, la cucina pulita per la cena con tanto di caffettiera e tazzine pronte sul tavolo, caffè e zuccheriera, bottiglie d'acqua nel frigo pulito e ri attivato. Mia sorella riempi la casa con i fiori del nostro giardino, rendendola quasi allegra. Mi chiesero quanto volessi, stupiti di quanto avevo fatto: nulla, non voglio nulla, è il mio modo di ringraziarla. Quello che trovai fu solo tantissima polvere, e cadaveri di insetti, e ragnatele. Portai il mio aspirapolvere e l'ho usato fino a stremarlo, riempiendo un sacco intero.

Ho applicato la mia attitudine maniacale al guadagno economico solo da poco. quando per caso mi capita una seconda vicina di casa, quella che io chiamo affettuosamente (ma mica tanto) Mrs. Merdaio. Se le ho messo questo soprannome un motivo c'è. E con Mrs. Merdaio posso dire di aver toccato davvero il fondo: pensare che nel 2002 io le avevo progettato e venduto una cucina da 15.000 Euro, mentre 11 anni dopo mi ritrovo a doverla pulire quella cucina. Le avevo fatto realizzare mobili del soggiorno su misura, su mio disegno. Dalle stelle alle stalle, passata dalla progettazione di interni alle pulizie.

Mrs. Merdaio mi contatta per alcuni problemi con la cucina che ormai utilizza da 11 anni: la cappa che non funziona, un pensile che si è imbarcato, ante a vetro in cui è entrato il vapore nella cornice. Contatto uno degli ex operai del negozio e con lui visiono questi problemi: la garanzia ovviamente è scaduta da parecchio, possiamo solo risolvere a pagamento. Quello che vedo è solo la punta dell'iceberg dello schifo: non si sa bene per quale motivo Mrs. Merdaio non abbia mai usato la cappa, ed ora, dopo 11 anni di cotture e di pentola a pressione, i pensili sono marci, imbarcati, unti, rivoltanti. Persino l'operaio si sente male, si lava le mani tre volte con il detersivo dei piatti. Perchè Mrs. Merdaio lo dice fin da subito, lo ammette con candida innocenza : a me pulire non piace.
La testa di Mrs. Merdaio sapevo quanto fosse incasinata, dopotutto ha perso un figlio della mia età oltre ad avere un marito da accudire a cui resta poco da vivere. Una gran vita di merda, negli ultimi 15 anni le è successo di tutto. Lei stessa si rende conto del casino in cui vive e mi propone di aiutarla a sistemare la casa: sia con le pulizie che con la riorganizzazione degli spazi, oltre ad un'opera di svuotamento dal ciarpame in cui non ci si può muovere. Accumulatrice selvaggia, quasi una hoarder da programma televisivo. Da maggio fino a fine settembre, una o due volte a settimana, 8 Euro all'ora. Lo facevo con puro spirito umanitario, perchè da quella casa uscivo con la schiena a pezzi e le mani corrose. Ovviamente utilizzando il mio aspeirapolvere personale, ben più funzionale del suo Folletto Vorwerk ventenne.

Tralasciando il ciarpame che le ho fatto buttare, i mobili che ho dovuto spostare, oltre a ri organizzarle l'armadio e farle sparire abiti del marito da poco defunto, lo schifo con cui ho avuto a che fare è stato immane. Tre ore solo per pulire la cucina: cercando di ficcarle in testa un minimo di igiene. Mi affidavo alla candeggina e ci immegevo di tutto : mi cadevano le palle quando la settimana dopo dovevo ricominciare daccapo, Mrs. Merdaio non aveva imparato nulla, l'unto segnava sovrano. Le cose che mi hanno più schifata sono state senz'altro il mondo parallelo che aveva sotto lo zoccolo della cucina e la muffa nera che dimorava nello scolapiatti. In pratica nessuno mai aveva pensato di togliere lo zoccolo e guardare cosa ci fosse sotto: dal 2002 al 2013 nessuno aveva mai pulito. E non so come descriverlo, una melma marrone unticcia glassata di polvere. Piatti, bicchieri e posate a costante contatto con griglie venate di muffa nera: io in quella casa non ci ho mai bevuto o mangiato nulla, accettavo solo cibo confezionato prendendolo con le mie mani dal sacchetto.

Mrs. Merdaio è emotivamente instabile : prima gentile e premurosa, poi irascibile. E non mi ha mai risparmiato lavori pesanti, fino a farmi notare con puntiglio che le maniglie in ottone delle porte di tutta la casa erano opache: cazzo, hai la cucina che è un porcile, la camera da letto un ammasso di vestiti, il laboratorio che è un casino ed il soggiorno è lurido.. e tu vai a vedere le maniglie delle porte? Per farla felice passai due ore con Sidol e Straccio, dedicandomi alle maniglie: poi mi fece notare che avevo dimenticato le cerniere delle porte, tre per ogni porta. Quando la aiutavo a selezionare le cose da tenere e quelle da buttare era uno sfinimento, sapevo che appena me ne fossi andata avrebbe ripescato dal mucchio chissà quale cianfrusaglia. Ad un certo punto iniziai a caricarmi la macchina e fare io i viaggi ai cassoni gialli degli abiti smessi, li portavo io i copridivani in lavanderia, i rifiuti ingombranti glieli depositavo io in strada. Ad oggi posso dire che il lavoro è stato fatto a metà, oltre al suo appartamento ho messo mano anche ai due sottostanti dove vivevano la suocera e la madre anziana, oltre alle cantine. Ci sarebbe da entrare con un lanciafiamme, una ruspa: ci si può riempire un container. E dopo tutta la mia fatica, il mio sbattimento e ben poco guadagno, so che le condizioni sono tornate come prima.

lunedì 3 marzo 2014

Lo schifo degli altri

Un libretto color verde acceso della serie Economici Feltrinelli, un centinaio di pagine, una cosa sottile : mi intrigò subito per il titolo, '' Lo sporco degli altri'', la storia di una donna delle pulizie americana, i suoi clienti casi umani. Me lo comprai del tutto ignara di quello che sarebbe stato il mio destino, scegliendolo quasi a caso alla fiera estiva del libro.

Ho fatto molti lavori, pagata oppure no, in maniera seria oppure come ''lavoretto delle vacanze estive''. Come molti giovani nella mia zona sono stata sfruttata e sottopagata nel campo del turismo, come bassa manovalanza per ristoranti ed hotel al servizio di turisti teutonici attempati.  Sono stati questi i miei primissimi impieghi : primo fra tutti cameriera. Servivo ai tavoli nell'unico ristorante del mio paese, in nero, senza nemmeno aver compiuto l'età legale per lavorare. Senza libretto sanitario, vaccinazioni e libretto di lavoro. Non so ora, ma in quegli anni il fatto di sapere un po' di tedesco e tutte le lingue canoniche faceva bella impressione, anche con solo pochi anni di studio : bastava un giorno di ricerca ed un lavoretto lo si trovava senza troppa fatica. Si, ok, lavori di merda, che non richiedevano una grande specializzazione e non molto retribuiti. Sottopagata. Ma ero felice così : in fin dei conti mi pagavano per fare le stesse cose che dovevo fare a casa gratis, ed ero ulteriormente felice del fatto che le persone apprezzassero ciò che facevo. Venivo lodata anche per le frasi del tutto sgrammaticate e giri di parole infiniti che mi inventavo per far comprendere il menù ai commensali tedeschi : ad esempio melanzana , in tedesco, come cavolo si dice? Una verdura viola che nasce in estate. Cinghiale? Il maiale nero che vive nel bosco. Pagata una miseria, un po' di mance (Trinkgeld, questo lo imparai subito) : ed io ero felice, con l'orgoglio di essere utile, non più quella merda incapace che mi credevo.

Il mio secondo lavoretto a 15 anni, seconda superiore: l'hotel monostella situato sul lungo lago, di proprietà di un amico di mio padre. Mi presentai una sera dal proprietario proprio con lui, chiacchierammo ad un tavolo del ristorante ed il mio secondo lavoretto lo avevo trovato. Per due mesi estivi ho pulito le venti stanze situate su tre diversi piani, ogni giorno, 5 ore al giorno. Cambiare le lenzuala, asciugamani, passare aspirapolvere, pavimento, rifare i letti. Ottocento mila lire, oltre a circa trenta mila lire di monetine e biglietti da mille lire, che tedeschi ed olandesi non avevano voglia di riportarsi in patria. Facendo un rapido calcolo, 60 giorni di lavoro per 5 ore al giorno sono in tutto trecento ore : 2.600 lire all'ora, record di sfruttamento. Ovviamente in nero. Un lavoro duro, sfiancante con il caldo estivo. Ed attorno a me lavoratrici stagionali, casi umani di miseria. Ma ciò che più mi feriva erano le prese in giro e gli apprezzamenti sessuali dell'aiuto cuoco: non l'ho mai detto a mio padre, stringevo i denti, mentalmente gli urlavo le peggio parolacce. Contavo davvero gli ultimi giorni. Una bella lezione di vita: lavoro duro, persone grezze indurite dalla vita, sfiancate e meschine. Lo sporco con cui avevo a che fare era relativamente poco : dal momento che le pulizie erano giornaliere e gli utenti anziani per la maggior parte, ciò che si poteva trovare era al massimo qualche capello, peli di cazzo nelle lenzuola, briciole, qualche cartaccia nei cestini. Quando capitarono gruppi di giovani crucchi, sbronzi dalla sera prima, che alle undici del mattino non ne volevano sapere di schiodarsi dalla stanza: ci riprovavo all'una, e da sola dovevo mettere mano ad una stanza disastrata, con incarti di cibo e lattine sparse ovunque, lenzuola arruffate e vestiti buttati dove capitava. Ma ciò che mi colpiva era l'educazione, mi trattavano con rispetto vergognandosi un po' per il macello: avevano qualche anno più di me, abbastanza liberi per fare la prima vacanza da soli.

Dopo questa esperienza estrema decisi di prendermi una pausa. L'estate seguente decisi di passarmela in vacanza davvero. Tagliai le poche spese che avevo, mi tenni ben da conto tutte le mance e i soldi di Natale. Ma l'estate della quarta superiore la passai alla reception di un campeggio, oltre ad una settimana in stage per l'ufficio di informazioni turistiche : poche le pulizie che dovevo fare, vetri a parte.

Poi fu di nuovo ristorante: in cucina, lavapiatti. Tuttofare: se in sala fosse servito mi dovevo cambiare in fretta e salire al piano superiore. Ciò che ricordo di quella cucina è l'odore di grasso che mi restava sulle mani : prima di mettere i piatti in lavastoviglie, il mio compito era svuotarli dagli eventuali avanzi, sciacquarli in un lavello pieno d'acqua. Ed il burro che il cuoco usava in abbondanza si solidificava sulle pareti di acciato del lavello: una patina biancastra dall'odore rivoltante, lo stesso che le mie mani avevano ogni notte, con i polpastrelli raggrinziti e le unghie ingiallite. Lo schifo con cui avevo a che fare era abbastanza ordinario, non troppo : il cuoco ci teneva alla pulizia e posso assicurare che i taglieri fossero immersi nella candeggina. Le pentole in acciaio facevano un bagno settimanale nella soda caustica. Una paio di volte la pulizia del bagno: già pulito di suo. Un paio di volte pulire la sala da pranzo : più che qualche gattino di polvere negli angoli nascosti ed un po' di briciole non avevo trovato.

Poi diventai venditrice ambulante di cinture e portafogli al mercato. Qui il mio contatto con lo sporco era minimo, si trattava solo di dare una spolverata con il piumino agli articoli messi in mostra: la fatica vera era lo stare in piedi, dalle otto del mattino alle cinque, in piedi senza sedersi. E poi ancora fu la volta del negozio di arredamento: prima in nero e poi con un contratto ''presa per il culo'' che garantiva benefici solo alla proprietaria del negozio. Tre anni in cui l'espozione e gli uffici, oltre al tecnigrafo a cui ero incatenata, venivano sommariamente puliti da signore bisognose, sempre sovrappeso, dalla vita un po' disastrata. Una mi fece scoprire la magia dei panni in microfibra : un'assoluta novità per quell'epoca, costavano davvero parecchio. In ogni caso spesso dovevo riparare alle loro mancanze : gli angoli dimenticati, la pulizia da fare dopo ogni nuovo mobile montato in vetrina, il rotolino di polvere che non vedevano o che non volevano vedere. Lo schifo vero con cui dovevo fare i conti era il magazzino: 80 metri quadri di scatoloni ed imballaggi ammassati, ed il momento dello scarico dei mobili in arrivo era tragico. Quella gran stronza della titolare mi lasciava sola a scaricare una cucina intera, con il camionista che non intendeva proprio aiutarmi e si limitava a mollarmi i colli accanto al furgone. Con il carrello e con parecchie bestemmie cacciavo tutto là dentro, pregando poi i due operai montatori di sistemare. I miei pantaloni eleganti, le mie scarpe col tacco ed i miei cardigan si immerdavano di polvere : e per quanto poi cercassi di ripulirmi in bagno, mi sentivo del tutto umiliata e sporca.

Poi è stata la radio dove mi trovo ora: non spetterebbe a me pulire, abbiamo chi deve farlo, una ragazza madre (altro caso umano). Il genere di persona che fa bella impressione i primi giorni, che si sbatte all'inizio: ora non alza nemmeno la testa e le ragnatele sul soffitto diventano liane. Ora si diverte a non pulire il mio ufficio, oltre a mischiare tutti i rifiuti senza differenziare le cose, le sto sul cazzo: e tocca a me immergere le mani nude nei rifuiti ed estrarre ciò che lei ha sbattuto nel bidone della plastica. E non mi pare di essere stata stronza, ho cercato di spiegarle per bene cosa si desiderava da lei: sono stata incaricata dalla direzione, con tutta la diplomazia di cui sono capace. Le ho spiegato cosa va nei diversi bidoni, le ho fatto dei cartelli. Le ho portato un piumino per la polvere da casa mia, per passare bene tra un apparecchio e l'altro senza fatica. Le ho mostrato le ragnatele, come allungare il tubo dell'aspirapolvere per toglierle tutte con sbattimento zero. Nulla. Non si applica. E le ho persino raccontato del mio passato, dei lavori merdosi che ho fatto: ho sempre rispettato il personale degli hotel, dal lavapiatti agli addetti alle pulizie, proprio perchè io ci sono passata e so quanta merda si deve ingoiare. Io sono quella che quando lascia un hotel toglie le lenzuola e le piega per bene, che raccoglie gli asciugamani usati, sempre badando a non lasciare sporco in giro.

Status '' mo' me lo segno ''

'' E' incredibile come una ragazza carina, giovane e single sia un elemento percepito come socialmente disturbante/anomalo/ingestibile/irregolare soprattutto per l'ambiente di un piccolo paese trogloditico.
Ed è insieme divertente/ridicolo (si, anche abbastanza frustrante) vedere come, ogni volta che esci con determinate persone, queste continuino a presentarti gente totalmente a caso, creando situazioni anche mediamente imbarazzanti, e continuando a sgomitarti nelle costole "ti piace?", "com'è?" come allo scaffale del supermarket quando necessiti di una cosa, nulla ti convince, ma avendone bisogno devi comunque prendere "il meno peggio". E sentire poi i loro aneddoti, di "ufficialmente fidanzati", di gente che non passa più dalle porte dalle corna che si porta in testa, che litiga e va a dormire a casa di altri, che ha impostato la propria relazione su un sistema di "bastone e carota", possesso, aggressività, non-stima, non-comunione e non-fiducia.
E non fa assolutamente nient'altro, a parte rodersi, ammazzarsi di lavoro in qualche posto di merda, e nel tempo libero mostrarsi al pub del paese, agghindati con abiti e accessori di lusso, per trasmettere un'immagine socialmente vincente e invidiabile ad altra gente di merda sua pari.
E NIENT'ALTRO ASSOLUTAMENTE. DA ANNI. PER ANNI.
Gente, ripijatevi. Diamine. — persa. ''
 
Mo' me lo segno perchè certe cazzate sono epiche. Ovviamente si riferisce a me, all'altra ex del trio ed a fatti realmente accaduti. Ogni giorno puttanate di questa risma, ogni giorno la goccia che mi fa girare le palle. Ed io silenzio. Leggo, e copio casomai.