martedì 31 dicembre 2013

Carogna

Quando ci penso, si, mi sale la carogna. Adesso capisco: la salita, quell'aumento di rabbia e negatività. Mi premono nella testa trasformandosi in odio puro. E non è bello. Non è piacevole odiare, dover constatare che ancora una volta l'ho presa in quel posto: sesso anale a parte, io vedo chi mi fa del male spassarsela. Invidia ? Sì, perchè io non mi merito tutto questo male.

Il rosso porta fortuna. Non ho nulla di rosso : se non lo smalto con cui mi sono dipinta le unghie di mani e piedi. Ed io odio lo smalto sui piedi : li fa sembrare quelli di un transessuale. Per una volta vorrei che la buona sorte mi indicasse la via, che l'odio se ne andasse da me.

Cosa ho fatto per meritarmi l'odio altrui? Solo quest'anno ho totalizzato una quindicina di cancellazioni FB e due blocchi. Ho sempre immaginato che solo i maniaci e gli stalker si meritassero un blocco, io lo vivo come un'ingiustizia. Mi ha prima cancellata e poi bloccata un bassista con cui ho messo in piedi un gruppo per 4 mesi. E sono ancora qui a chiedermi perchè abbia deciso di far morire il nostro progetto e poi eliminarmi. Mi ha prima cancellata e poi bloccata il Fuhrer, una persona subdola che ha fatto la sua parte: una sorta di amante/storia semi seria che mi sono portata da giugno a settembre, senza sapere perchè. Mi ha cancellata Paul, credo dietro richiesta della nuova fiamma. Mi ha cancellata Chris, il toyboy che mi ha reclutata per un mese. Ed attorno queste tre persone, alcuni conoscenti a loro fedeli hanno fatto lo stesso. Ma la vita non è facebook, cazzo. Allora perchè tutto mi fa soffrire? Perchè una frase ad effetto postata dalle ex amiche mi ferisce ? Mi hanno cancellata e bloccata quando ho tirato fuori le palle, quando ho iniziato anche io a fare la carogna. Quando sono diventata stronza per rivendicare quanto desideravo: ho pestato i calli a qualcuno.

Perchè tutto sembra urlarmi contro: tu sei una merda, guarda noi quanto siamo felici. E sembra il gioco dell'oca : torna alla partenza. A marzo avevo due amici, un ex gruppo con cui non era facile stabilire un dialogo, un po' di conoscenti, una sorella più cognato, nipoti e genitori. Dopo mesi di serate folli, macelli, compagnie, amanti, tradimenti, bevute : esattamente come prima. Perchè nulla cambi tutto deve cambiare. Come prima ma con un qualcosa in più : c'è Billy, c'è una nuova consapevolezza che si sta facendo strada nella mia mente bacata. Mi costa 70 euro a seduta capire dove ho sbagliato per trent'anni.

C'è quest'odio. Che di sicuro contiene invidia. Ma davvero il giardino altrui è più verde del mio? Sono un grumo di odio che trama vendetta, che cerca di intuire le mosse altrui, come se davvero ci fosse un esercito nemico appostato per cogliermi di sorpresa e spararmi contro pettegolezzi e malignità invece di proiettili. O forse è solo la mia immaginazione, nessuno ce l'ha con me, nessuno mi caga, sono una persona tra tante di questa sonnolenta provincia insubrica.           Forse la mia mente ha messo insieme tanti eventi negativi, tante coincidenze, ed ha ottenuto un risultato tutto sbagliato. Perchè non mi hanno fatto suonare alla festa? Perchè il mio murales non è stato pubblicato? Perchè i G. non mi hanno voluta come batterista? Perchè i membri del mio ex gruppo non rispondo agli sms ? Perchè nessuno vuole suonare con me in un nuovo progetto? La soluzione più facile me la forniva la paranoia, che diventava odio.

Ma io non sono fatta per odiare. Non so pianificare vendette perfette che si consumano fredde. Non so sostenere gli sguardi, andare avanti nonostante tutto, procedere spedita e calpestare cadaveri come un cingolato. Se non sai giocare a questo gioco, restane fuori : io non ho le capacità , non so essere spietata, egoista. Se giochi male perdi tutto : infatti. Io non so giocare al gioco del gossip, al gioco del piede in due scarpe (ed una ciabatta di riserva che non si sa mai). Non ho mai imparato l'arte dell'usare la gente: sono gli altri ad usare me.
Quello che ho seminato lo raccolgo ora: le invidie, le bugie, il tradimento. Anche io sono stata cattiva, anche io ho tradito : e così ho aggiunto un anello alla lunga catena.

Se non sai giocare, non farlo : bisogna aver l'attitudine ed il carattere per odiare davvero. Se non sai sostenere l'odio altrui, fai in modo di no provocarlo, non fare nulla di male agli altri.

 

lunedì 23 dicembre 2013

Facoceri

Ho avuto amiche facoceri. I facoceri mangiano tutto. Non hanno preferenze, sono carnivori ed erbivori, mangiano radici, larve, frutta e non disdegnano nemmeno le carogne. I facoceri fagocitano. Le amiche, quelle del cuore, mi hanno sempre fagocitato. Relazioni sempre più strette, rapporti monopolizzanti e simbiotici. Costruivo così le mie amicizie, prima. Mi facevo inglobare, incatenare.

Perché queste persone sono sempre state bisognose, esprimevano un handicap, instauravano una dipendenza.


La prima, Morena. Un’amicizia nata a 6 anni, durata fino ai miei 17 anni. Lei che parlava male l’italiano aveva bisogno di me. Lei che era sempre timorosa e si era trasferita da poco non aveva altre conoscenze oltre a me. Aveva bisogno di me. Non aveva nulla da fare, non sapeva con chi uscire, cosa fare della sua vita. E mi ha fagocitata: dai 15 a 17 anni, due anni in totale simbiosi. L’ho spinta un po’ nella vita, perdendo di vista la mia.  Ha costruito le sue fondamenta, il suo giro di amicizie, le sue attività. Si è rimessa in piedi dopo una brutta botta. E una volta trovata la strada tanti saluti.



Qualche tempo dopo, dai miei 18 anni, Greta. La compagna di classe che non mi era mai particolarmente piaciuta ma che si era rivelata tutto il contrario. Lei che era stata mollata dal suo gruppetto della classe, rimasta sola senza granchè da fare. E l’ultimo anno delle superiori, con tutte quelle nuove esperienze da fare, la patente, le storie assurde, le prime bevute, le gite: con lei e Anna, altra aggregata, è stato magico. Io e Greta ci siamo accompagnate fino al primo anno di università: poi lei ha trovato quello che stava cercando. L’uomo della sua vita: quello perfetto, senza ombra di difetti. La storia d’amore perfetta, la vita perfetta, l’universitaria perfetta. Forse si è accorta quanto io fossi rimasta imperfetta. Non avevo proprio nulla da comunicarle. E anche Greta ha seguito la sua strada fatta di esami,treni, appartamenti. Buona fortuna.



Luisa, un’estate ed un autunno. I miei orribili 19 anni. Cantante di uno dei tanti gruppi che avevo messo in piedi. Luisa la povera creatura fregata dal destino, dalla situazione famigliare da suicidio, Luisa tanto povera e sfortunata ma con tanto affetto da dare. Luisa senza padre, senza amore, senza una lira, senza patente. Sono stata la sorella, la confidente, l’amica, la sua autista. Luisa opportunista in fin dei conti. Trovato l’uomo, trovato lavoro, cambiato casa. Ciao.



C’è stata Nathalie, la fagocitatrice doc. la paranoia. Più grande di me di 6 anni, viveva da grande, da sola, lavorava free lance per una grande azienda. Con me proprio nulla in comune, ma io le tornavo utile, indispensabile per sopravvivere. Dai miei 17 anni ai 22. Prima in forma minore, poi in dosi massicce. Finchè c’era Greta non si osava, la criticava ma benomale qualche volta riuscivo a farle convivere. Poi è esplosa. Su di lei avrei racconti da riempire pagine. Una personalità instabile. Dipendente dai rapporti umani: perdevo sempre il conto delle sue relazioni, dei suoi uomini, dei suoi amici, dei suoi viaggi. Lei era così, iperattiva. Poi tornava a casa a farsi medicare le ferite: perché lei voleva la vita al massimo, quella fatta di aperitivi e notti folli, quella di notti di passione, di oggetti eleganti, invece se la scopavano tutti e basta. Le domeniche pomeriggio d’inverno, la raggiungevo nel suo miniappartamento del  residence vip e la consolavo con il thè caldo ed un film noleggiato, svaccate in tuta sotto il plaid sul divano. Mi facevo trascinare nei locali più fighetti, nelle situazioni limite, in posizioni ambigue e squallide. Cercava la felicità, l’uomo della sua vita, il successo nel lavoro. Non riusciva ad ottenerli. Io ero la persona più vera e autentica di tutto quel merdaio di gente. Arrivò a fagocitare anche mia sorella, anche mia mamma, pur di non star sola. Invadeva lo spazio come una erbaccia infestante. E’ un’esistenza triste. Ci siamo allontanate da entrambi i lati. Lei è tornata in Francia ma credo che non ci sia ancora un lieto fine.



Manuela, amica comune mia e di Nath. Da sempre una contro l’altra, uscivamo in gruppo di rado. Quando Nath si allontanava per qualche avventura, Manu mi coinvolgeva. Genuina, semplice, estroversa: così bello il tempo e le serate con lei. I week end al mare, tranquilli e spensierati. Ma su di noi, ai nostri margini, c’erano i rispettivi ‘amanti’. Abbiamo persino fatto le uscite a quattro: io cercavo di rimettere insieme loro due, lei faceva lo stesso per me. Ma il nostro strano progetto ha funzionato solo a metà. Lei torna accoppiata, io mi faccio distruggere e consumare.  Anche a causa di lui, il suo uomo recuperato, le cose tra noi sono naufragate. Il suo lieto fine è il seguente: ora vive con tutt’altra persona, per sua fortuna. La sua vita è più o meno la stessa, ha un nuovo gruppo di amici e quando la intravedo mi sembra felice.

Youth

Vorrei raccontare tutta la storia dall’inizio. Non riesco a scrivere le parole ‘disordini alimentari’, non sono mai riuscita a pronunciare le parole ‘bulimia – anoressia’.  Eppure ci sono dentro da 10 anni: ho letto tutto quello che è stato pubblicato a riguardo. Conosco a memoria sintomi, effetti, diagnosi, le storie nei libroni di psichiatria cercati in biblioteca.
Sono sempre stata sovrappeso. Anche da bambina, di poco, quei tre / cinque chili . E ne ero pienamente cosciente, già a 4 anni io volevo mettermi a dieta: a sei anni la mia mente mi vedeva obesa.
Sovrappeso nella mia famiglia lo siamo tutti.  Più di soprappeso. Grassi i miei genitori, grassa mia sorella, gli zii, le cugine. Grassi con il sogno di diventare magri.
I miei ricordi d’infanzia, i primi anni 80. Ricordo che mia mamma e mia sorella vivevano di slim fast: una polverina che come il Nesquick si mischiava al latte. Si sorbivano quella zuppetta simile a gesso liquido. E non calavano di un etto, si lamentavano di continuo.Io mangiavo pasta rigorosamente in bianco, senza olio, senza burro, senza sugo: non per imposizione, anzi cercavano in tutti i modi di convincermi ad accettare almeno un po’ di passata di pomodoro.
In un cassetto in soggiorno c’erano decine di diete ritagliate dai giornali, fotocopiate: mamma e mia sorella  le provavano tutte, a dieta insieme, una sacra alleanza. A tavola io e mio padre avevamo un menù, loro due un altro. Mia sorella, 10 anni più di me, in piena crisi adolescenziale, arrivò al punto di chiedere un ricovero e la rifiutarono, non raggiungeva l’obesità vera e propria.
Mi è sempre piaciuto mangiare, uno dei pochi piaceri che mi erano concessi. I miei genitori risparmiavano su tutto ma la dispensa era sempre ben fornita. Cibo come premio, come rito, come consolazione. Cibo nei momenti di festa, cibo nei momenti più bui, cibo nei momenti di noia.
Ricordo in seconda media, un gruppo di medici era arrivato apposta per pesare e misurare l’altezza di tutti gli alunni: prima i maschi, poi le femmine. In canottiera, calze e mutande a fiorellini io e le mie compagne radunate in una saletta della biblioteca siamo state pesate. Tutte oscillavano  tra 42 e 45 kg, io pesavo 49. Lo schifo, l’orrore. E se quei chili che mi rendevano diversa dalle altre erano solo 4 o 5, poi negli anni sono diventati 10.
Arrabbiata con me stessa, ogni tanto provavo una dieta: la andavo a pescare dal famoso cassetto del soggiorno. Sceglievo quella che apportava meno calorie e che non prevedeva le verdure che odiavo di più.  Mia mamma si opponeva: non sei grassa, devi ancora crescere. Poi mi lasciava fare, sapeva che già al secondo giorno avrei buttato tutto all’aria. Nonostante la dieta, lei mi riempiva il piatto con tutt’altro, se osavo lamentarmi erano urla di mio padre. Mangia e taci, non sei grassa, devi crescere. Poi finivo per cedere alla Nutella, al cioccolato, ai salumi, ai biscotti, al pane.  D’altra parte, lei stessa non era capace di portare avanti una dieta, nemmeno mia sorella.
Mia mamma continuava a vedermi perfetta mentre la realtà era ben diversa. La mia infelicità era doppia: scontenta di me, non potevo nemmeno cambiare la situazione. Finivo per cercare consolazione nello stesso cibo che causava tutta la mia tristezza.
Nel primo biennio delle superiori gli insegnanti suggerirono ai miei genitori che io avessi crisi depressive: una cosa inaccettabile. Non potevo essere una figlia grassa e depressa, la mamma rifiuta categoricamente. Dopo i miei primi timidi tentativi di richiesta d’aiuto, la richiesta di una dieta lo era di certo, abbandono. Chiudo fuori il mondo che non mi piace, me ne costruisco uno mio. Ribelle, divento tutto l’opposto delle aspettative altrui. A 15 anni inizio a suonare la batteria, voglio uscire fino a tardi la sera, vesto male e alla mia maniera. Avevo gettato le basi per diventare quella che sono oggi.
Ieri pensavo, le cose sarebbero andate diversamente se fossi stata capita? Se a 16 anni mia madre mi avesse accontentata e portata da una dietologa, se avessi avuto un aiuto valido e serio. Se avessi perso i 10 chili di troppo che avevo allora, ora non avrei il desiderio di pesarne 25 di meno.

The spaghetti incident

Un sabato di metà ottobre – 17 anni compiuti da meno di un mese. 

Avevo rifiutato l’invito per il solito giro in centro del sabato pomeriggio. Tra le pareti della mia stanza, con lo stereo acceso ed i libri aperti sulla scrivania è nata l’idea: se il cibo lo rimetto non lo digerisco, se non lo digerisco non ingrasso. Non ricordo più dove l’ho letta o sentita questa storia di gente che vomita per non ingrassare. Ero impaziente, quella sera ci dovevo provare.


Per cena: spaghetti in bianco. Attendo che mio padre esca, che mia mamma e mia sorella si siedano in soggiorno.
Chiudo tutte le porte che separano la zona giorno dalla zona notte della casa. Accendo lo stereo di camera mia, metto un cd qualsiasi per fare un po’ di rumore.
Nel bagno più grande, quello che divido con mia mamma, sento le voci del telegiornale lontane, un’eco appena. Mi chino verso il water. Mi fa schifo.
Cambio bagno, entro in quello che usa mio padre. Il water mi fa ancora più orrore, non sopporto l’idea di avvicinare la faccia.
Il lavello: mi sciacquo le mani ed il filo le famose due dita oltre le labbra, cerco di spingerle in fondo. Tossisco, mi sembra di soffocare. Bevo dal rubinetto. Mi sciacquo ancora le mani, spingo indice e medio in fondo, dove finisce la lingua. Tossisco, mi lacrimano gli occhi.
Ci provo e ci riprovo. Colpi di tosse, lacrime.
Bevo ancora, lascio aperta l’acqua per coprire il rumore che sto facendo.
Mi sembrava impossibile, tutto inutile,  ma quando stavo per arrendermi una botta allo stomaco spinge fuori acqua ed una manciata di spaghetti. Ci ero riuscita, funzionava.
Bevo ancora, altri tentativi:  altra acqua ed una manciata di spaghetti. Ripeto ed ancora altri spaghetti vanno a schiantarsi nel grande lavello bianco immacolato.



Cibo espulso dal mio corpo, fuori dalla mia vita. Non mi avrebbe più rovinato.
Felicità, gioia, soddisfazione. Estasi.
Ho vinto io. Ho vinto io. Ho vinto io.
Torno in soggiorno, mi siedo sul divano , il film era appena cominciato.
Silenziosa e sorridente. Ogni tanto mi guardo intorno.
Vi ho fregati, ho vinto io !

Back to red

Ho ciondolato tutto il pomeriggio, tra divano e cucina. Il portatile e la tv accesa. Messaggini Whazzup. Il fazzoletto sempre in mano : quando mi ammalo lo faccio per bene, seriamente. Mi addormento appena chiudo gli occhi, rintronata dalla tv mischio sogno e video in un unico incubo onirico - catodico. Sì, ho ancora una tv con tubo catodico, di dieci anni fa. Mal di testa, mal di gola , naso che cola.

Così questa mistura chimica che ho in testa mi farà tornare rossa : il rosso carota in cui io sto bene. Perchè poi questa estate mi sono lasciata convincere sul nero? Gli amici, o meglio, i miei ex amici. Si è verificato un misunderstanding, un pettegolezzo, una frase mal riportata: e nel giro di due giorni sono stata attaccata dalle due '' amiche'' che con me hanno vissuto l'intera estate folle. Una mi accusa di aver detto in giro di lei quanto segue '' Hai detto che la do a tutti perchè sono insicura. Hai detto che che a cantare faccio schifo perchè non ho anima e non trasmetto nulla''. L'altra mi lancia accuse generiche, che da quando sto con Billy non la considero e, oltre a questo, ho detto in giro una cosa di lei che non le è per nulla piaciuta. Allora dimmi che avrei detto: no, preferisco vedere la tua espressione, da lì capirò se dici la verità. Sono assolutamente sicura di non aver detto nulla di grave, nulla di male, nulla di diffamante, sono pronta a questo incontro, a questo ''test '' o ''macchina della verità''. Un incontro chiarificatore che non è mai avvenuto. Allora andate tutte e due a quel paese : io ci ho provato a riconciliare, fissare un incontro. Non ci siamo incontrate: ogni volta o sono stanche o hanno da fare. Ditelo, in realtà sono tutte palle. Ed una mi ha montato contro l'altra, riportandole i miei giudizi tecnici in maniera subdola. A me sembra una puttanata immane, come è possibile che gente da 25 / 28 anni faccia gli stessi ragionamenti delle medie? Ad un certo punto ho iniziato a ragionare : chi ci guadagna se io venissi estromessa dal gruppo? Mi chiedo ancora cosa ci guadagna Platinum Blonde, perchè vuole la Cantante Isterica tutta per sè. Mi chiedo perchè mi vedano come una concorrente.

Questa sera avrei potuto mettere la Cantante con le spalle al muro: una serata jam session organizzata dalla sua scuola di musica e sala prove, io quel posto lo chiamo ''Il Circolo del Karaoke'' : Billy partecipa. Billy me lo ha chiesto di andarci, suonare un pezzo con il suo gruppo, sbattere in faccia ciò che so fare. Ma non mi va, non capirebbe : sarei stata giudicata per la mia ''tecnica'' ''bravura'' o ''giochetti inutili da sboroni'' che non ho mai imparato.

Il mondo in cui io ho sempre suonato non è questo. Il mio mondo è anima, non ci sono tributi, cover e scopiazzare qualcuno ed invidiare qualcun altro. Ho avuto agenzia di booking, etichetta, agenzia di stampa. Ho suonato a Roma, Bologna, Milano, Verona, Torino, Vercelli, Reggio Emilia, Modena, Senigallia, Bolzano e tanti buchi di merda persi nelle pianure provinciali: pezzi miei, cantati e scritti da me, suonati da me, frutto di mie emozioni. Ho viaggiato in auto stipate all'impossibile, ho condiviso viaggi allucinanti ed esperienze stupende con il mio gruppo.  Ho registrato quattro EP, tre album, due singoli, la mia voce usata da un gruppo dance e da un duo elettronico.  Pezzi registrati Siae. Ho scritto una decina di testi. Senza essere un mostro di tecnica. Sono un mostro di umanità : per questo io non capirò mai chi copia, chi non ha nulla da dire, chi si rifugia dietro la sola bravura e la capacità tecnica. Gente che si gira i soliti locali della provincia, tira su quei duecento euro a serata facendo cover : e mai ha vissuto le emozioni di registrare un album, viaggiare e suonare davanti ad un pubblico immenso , e sentire le gambe cedere.

Ma amen. Io sono qui, in attesa, sapendo che nell'ipotesi peggiore entrambe le due amiche se ne andranno, perse come sono in amori, amanti, serate in locali, cazzi loro. Inutile, io non posso avere amiche, amiche femmine : si rivelano sempre un'arma a doppio taglio.

 

giovedì 19 dicembre 2013

mycoplasma hominis

Ho sempre pensato che una donna, in quanto tale non possa essere definita sfigata. Sfigata, ovvero senza figa. Se sei donna, quella ce l'hai di default : come il desktop col prato verde che c'è su Windows. Allora consultiamo il dizionario.

sfigato   [sfi-gà-to] agg., s.



  • agg. pop.

  • 1 Sfortunato, iellato, spec. nel l. giovanile

  • 2 Privo di fascino, di attrattive: uomo s.; posto s.

  • s.m. (f. -ta) Nei sign. dell'agg.


Quando ti danno della sfigata due domande te le fai. Quando a darti questa definizione è una ragazza che nemmeno conosci, che nemmeno ti ha mai visto dal vivo nell'arco della sua alquanto breve vita. Esattamente la ragazza che mi ha sostituito nel rapporto con Paul, quella da cui molto probabilmente ho ricevuto in dono un fantastico batterio che dimora nelle parti intime e che dopo mesi ancora non si arrende agli antibiotici.

Si, lo so, non si deve fare. Si, lo so, è contro la legge. Si, lo so, non è moralmente accettabile. Si, lo so, nemmeno io sono una santa. Manonmenefregauncazzo. Ci sono cose che vanno oltre la legge, oltre il tollerabile, ci sono silenzi e dubbi e perplessità che devono avere una risposta : e fa male. Così, dai lo ammetto, gli sono entrata nel profilo. E per poco non ho rimesso l'anima, senza nemmeno infilarmi le dita in gola.

Ora che scrivo e devo per forza di cose ri pensare a tutto quanto per ordinare gli eventi cronologicamente, mi tremano le mani di rabbia sulla tastiera.

Novembre  / ottobre 2012 e non mi ricordo bene. Paul mi annuncia che una sua vecchia cliente diventata amica, ha da poco avuto un bambino: povera creatura, senza nemmeno un padre in quanto il bastardo li ha abbandonati. Mi chiede se può andarci a bere qualcosa un lunedì sera : gli dispiace così tanto che l'amica persa di vista da tempo ora sia nei guai, vorrebbe farci quattro chiacchiere per tirarla un po' su. Ma certo, povera, cosa me lo chiedi a fare?. E di questa ragazza madre non ne sento parlare fino ad una domenica sera, quando Paul mi dice: Erica mi ha chiesto se l'accompagno ad Asti a trovare sua sorella, posso andarci un week end?. Ma la conosci sua sorella? No. Allora che ci vai a fare? Che ci vada con i suoi genitori, no? . Questa è in breve la cronaca del dialogo. Sì, mi girarono le palle e più ci pensavo più tutto mi sembrava senza senso: Paul che odia guidare, l'auto di Paul che lui preferisce non usare perchè consuma troppo, Paul che decide di passare il suo unico giorno libero con persone di cui mai ho sentito parlare prima. Persone che nemmeno conosco, di cui non ho nemmeno visto i tattoo in foto. Ed è alquanto strano perchè i clienti li conoscevo quasi tutti, ho pulito quello studio per mesi, ho sempre caricato io le foto dei lavori eseguiti, con i clienti più stretti ci uscivamo anche ogni tanto. Questa cosa mi fermenta nella testa, vuoi vedere che? Si, che la ragazza madre stia lanciando l'amo, sapendo dove pescare: ragazzo giovane dalle belle speranze, carattere tranquillo, studio ben avviato, famiglia benestante. Un ragazzo che ama i bambini, che desidera una famiglia talmente tanto da rompermi le palle in continuazione : voleva un figlio da me, aveva deciso che sarebbe stato maschio, si sarebbe chiamato Leonardo. Mi accarezzava i rotoli della pancia mentre sul divano guardavamo Miami Ink : se agli inizi ridevo, poi iniziai ad alterarmi. E non sapevo quanto ci stavo azzeccando : vai dalla tua amica Erica, il bambino è anche già pronto. Tutto è proseguito nella noia mortale, condito da cose spiacevoli quando per forza di cose il gruppo si è sciolto : i miei soci non erano più i miei migliori amici, non avevo davvero più nessuno con cui poter parlare oltre a Paul, ma non  me ne rendevo conto. Gli unici amici di Paul che mi piacevano, affini a me, con cui potevo chiacchierare di musica e di qualunque cosa lui li allontava, non se li filava più, preferendo la compagnia di quattro skinhead di destra (fasci, ndr) che iniziavo davvero a non tollerare più. Veniva da me il martedì sera, fermandosi a dormire , poi il giovedì, il sabato sera si usciva con il quartetto estremadestra e poi Paul restava da me fino al lunedì mattina. Un pomeriggo a settimana, terminato il lavoro in radio, andavo io da lui, a ripulire lo studio e ri ordinare documenti fiscali. Ed ora che ci penso, non mi veniva voglia di picchiare la testa contro il muro? Non la sentivo questa noia mortale ? Ero felice? No.

Il ritratto di me negli ultimi mesi : totalmente apatica. Visibilmente ingrassata. Ormai era un'abitudine: si usciva sempre e solo con il quartetto estremadestra, che poi si ridusse solo alla coppia di fidanzati della quadriglia. A dirla tutta c'era anche Cecco a volte, amico di Paul dai tempi del liceo, diventato single in circostanze davvero tristi : avevo pensato che potesse integrarsi e portare aria fresca in questo ambiente skin-stantio. Aperitivo, cena, post cena. Venerdì, sabato ed anche domenica se capitava. Dovevo essere proprio nauseata da tutto ciò quando un venerdì dei primi febbraio 2013 decisi di non uscire : ho preferito una serata casalinga a questa noia. Che Paul ci andasse da solo all'ennesima cena ipercalorica alla Gasthaus bavarese. Io avevo deciso di perdere peso, di provarci in maniera sana : il giorno dopo la cena rifiutata io e Cecco abbiamo scarpinato tra residui di neve con il mio cane. E questa passeggiata durò quattro ore, tra confessioni mie e sue. - ''Ah, ieri sera c'era una tipa assurda, Elena mi pare, nessuno sapeva chi fosse e perchè non c'eri tu...'' . Cecco, non è che forse si chiamava Erica ? Si Erica. SBAM. Ho capito tutto, Cecco, sono fottuta anch'io -  E non ho chiesto troppe spiegazioni, del resto ultimamente il tempo che Paul passava con me era sempre meno. E l'85 % del tempo che passava a casa mia, dormiva. Se non dormiva usava il mio portatile per farsi i cavoli suoi su FB, guardare il lavoro di altri tatuatori o caricare foto. E la barca andava, la lasciavo andare.

Il batterio Mycoplasma Hominis si è manifestato a fine febbraio su di me. Perdite abbondanti, estremamente liquide, pessimo odore. Dottor Google mi dava tantissime opzioni tra cui scegliere : un'ampia gamma di virus sessualmente trasmissibili che io scartai senza nemmeno pensarci, oltre a banalissime infiammazioni dovute a ph sballato, stress, naturale flora batterica in subbuglio a causa di detergenti troppo aggressivi. Io che mi sono beccata una schifezza? Non sono una troia! Non lo sono mai stata! Mi consideravo del tutto immune dai virus che si prende chi la concede al mondo intero. Del resto non facevo sesso non protetto da giugno 2010, se mi fossi presa qualcosa avrebbe dovuto manifestarsi prima. Ero stata con 5 persone in tutto. Allora è lo stress, sì sì, sarà lo stress o quel detergente intimo del cazzo che mi crea irritazione. Non immaginavo quanto fosse connesso al fastidioso prurito anale che Paul aveva da settimane : senza troppa finezza si grattava il culo in mia presenza, gli dicevo di andarselo a lavare, di usare un detergente meno aggressivo, di mettersi una crema. Ma quando il prurito divenne troppo mi confessò di sentire dei rilievi sulla pelle.... mi chiese di guardare cosa fosse: Paul, domani vai dal medico, non mi sembra una irritazione normale. Mi vennero in mente le diapositive che il professore di biologia mi costrinse a vedere in seconda superiore : scolo, gonorrea, sifilide...piselli, palle e buchi di culo di uomini luridi e perversi proiettati sulle pareti della mia aula - un metodo brutale per metterci in guardia dalle malattie sessualmente trasmissibili in piena epidemia HIV. Ecco, tra le diapositive horror del prof. Mottini dovevano esserci anche i condilomi: proprio quelli. Ed io ancora nemmeno ci arrivavo, non collegavo quello che avevo avuto ( e che se ne era anche andato in fretta e di sua spontanea volontà) a quello che aveva il mio ''partner sessuale'', i condilomi appunto.

Domenica 10 marzo, tardo pomeriggio. ''Non sono più tanto convinto''. Me lo dice così, seduti sul mio letto mentre ci stavamo preparando per uscire. Un discorso senza capo e senza coda, sconnesso, un'accozzaglia di parole a caso che in buona sostanza mi dice quanto segue : tu non vuoi un figlio da me - io lo voglio a tutti i costi, tu non ti vuoi sposare in chiesa - per me è fondamentale, non sto bene, sono confuso, non so più cosa voglio. E mi abbraccia, mi coccola, mi porta fuori a cena, mi tiene la mano al ristorante e persino mentre guido: troppe attenzioni. Non capisco nulla : da una parte mi dice che non può fare  meno di me, dall'altra mi dice che non vuole stare più con me. E devo far finta che tutto vada bene, sorridere, scherzare quando quella sera dobbiamo andare a casa di amici. Paul dorme da me, come di consueto, ma restandomi appiccicato tutta la notte, avvinghiato a me. La mattina del lunedì lo lascio nel letto, gli preparo la colazione, lo saluto e vado in radio.  A mezzogiorno lo chiamo in lacrime : ho capito tutto. Lo raggiunsi in studio appena finito di lavorare, negò che ci fosse di mezzo un'altra. Prendiamoci una pausa di riflessione. Ho pianto, mi sono arrabbiata, disperata, pianto ancora, ho chiamato in lacrime gli unici due amici che avevo. Le due settimane di pausa di riflessione furono digiuno, corse sul lungolago con Cecco, telefonate interminabili, videochiamate Skype per placare il mio panico.

Fine della pausa di riflessione. Lo stabilisco io che la relazione è marcia, insanabile. Sono io che, dopo due settimane di messaggini apprensivi e sempre uguali, faccio due sacchi enormi con tutto quello che c'era di Paul in casa mia : dallo spazzolino da denti all'ultimo regalo di Natale, senza dimenticare l'uovo di Pasqua che avevo comprato con anticipo. La sera del 21 marzo lo incontro in un parcheggio, per due ore gli sbatto in faccia tutti i suoi difetti ed i motivi per cui la nostra storia sia marcita in soli due anni. Mi convico che sia meglio così e decido di rialzarmi, di riprendermi tutto ciò che avevo perso: amici, gruppo, un peso accettabile. Inizia il mio percorso personale, devo rimettere in sesto la mia vita: l'ho deciso quella notte che non avrei più perso tempo con la bulimia ed altre cazzate. O almeno volevo provarci sul serio.

Una settimana dopo mi sono sentita dare della troia, in parole povere. Esco dall'ufficio alle 13, accendo l'auto per andarmene a casa, c'è un bel sole: squilla il telefono ed è Paul. Il responso del medico è arrivato, lo specialista dal quale è andato lo ha messo con le spalle al muro : condilomi, da bruciare. Dimmi la verità, con chi sei andata a letto? Mi sento investita da una montagna di merda, rende l'idea ? E piangendo riesco solo a replicare quando più o meno ho scritto due paragrafi più su. Con l'aggravante : stai a vedere che ora la merda ce l'ho anche io. E mando messaggi ai due amici, Cecco e Michele. A casa vedo l'auto di mia sorella parcheggiata e corro da lei facendo le scale due gradini alla volta. La mia faccia la sconvolge e come un fiume in piena le racconto tutto: mia sorella mi calma, mi riporta sulla terra, ci vogliono soluzioni pratiche, inutile star qui a disperarsi, prenota una visita, non ti preoccupare che è curabile. Michele un'ora dopo è a casa mia, quanto è stato gentile... lui che aveva immaginato io fossi incinta! Cecco alle 16 mi attende per la corsa ed anche lui mi conforta. Anche Dottor Google mi conforta, è curabile. Il meglio è stato dopo, quanto mi è costato lo scherzetto di Paul ? 4 giorni dopo ho la vista da un ex collega di mia madre ormai in pensione, 100 euro più 45 di analisi. Cazzo. Dopo un mese di attesa il pap test dice con chiarezza che non ho nulla tranne una infezione batterica generica : una settimana di antibiotici, 20 euro, e ripeto il test. Il secondo test stesso risultato: altri 15 euro ed altri 20 di antibiotico per un'altra settimana. Arrivo ad agosto, non so cosa cavolo ho di preciso : flogosi, tanti batteri, troppi , talmente tanti da non sapere quali siano. Allora altro test, uno diverso, altra 30ina di euro. E ringrazio il fatto di essere figlia di un'ostetrica, i medici sui ex colleghi non mi fanno pagare l'importo delle visite per amicizia, pago solo i test. Scopro il responsabile, il mycoplasma, altri antibiotici. E lo stronzo è ancora qui, va e viene, e io pago.

 

 

 

martedì 17 dicembre 2013

Petit Dejeuner

E' quasi un piacere non avere nulla da fare. O meglio, di cose da fare ne avrei, ma dal momento che nulla  è urgente o importante, mi godo una mezz'ora per me. Con il sole che mi batte sulla schiena, il lago a venti metri dall'ufficio ne riflette ulteriormente la luce. A dire la verità, sono anche in attesa di essere pagata : dov'è la tredicesima? Allora sciopero, un microsciopero fatto di cazzi miei.

Nelle due ultime settimane ho accumulato una ventina di ore di straordinari : dalle due alle tre ore in più ogni giorno per riuscire a portare a termine contratti, fatture, conteggi fiscali per il commercialista. La programmazione degli spot del periodo natalizio, oltre alla sistemazione del palinsesto, mi occupava almeno tre ore al giorno. Ore a fissare lo schermo, cercando il buco magico per inserire lo spot dell'ultimo minuto arrivato a tradimento dall'agenzia svizzera. Uno stress immane, ore che volavano via ed un mucchio di cose da fare. Agenti rompicoglioni, capo rompicoglioni, colleghi che intralciano il lavoro, contratti arrivati in massa.

Da qualche mese la mia colazione è una lattina di Red Bull, o qualsiasi altro energy drink simile. Un ottimo esempio di alimentazione equilibrata, davvero complimenti. Red Bull che può anche non essere light, ormai la paranoia ha allentato la presa : dipende solo da quale supermercato mi capita, dalle offerte che trovo. L'energy drink Carrefour light a 89 centesimi va per la maggiore, quando mi sento ricca mi lancio nella vera Red Bull o nel mezzo litro di Monster. Questo da quanto? Si, è una nuova abitudine, nata dopo Paul, quando di dormire non se ne parlava proprio: a casa ci stavo il meno possibile, la sera uscivo ed il mattino dopo era tragico. Tutta questa iper attività m'ha invasata fino a metà agosto, poi il crollo. Ed ancora sono sempre stanca. Week end e festivi esclusi, sono due anni che non prendo ferie. In ufficio si va avanti a caffè : ed a me il caffè non piace. Un cliente mette in onda pubblicità pagandoci con una macchinetta in comodato d'uso e cialde a volontà: la fortuna dei miei colleghi. Io mi sparo lattine di finta / simil Red Bull alle sette del mattino, cosa che non è proprio sana e normale.

Del resto, cosa c'è di normale in quello che faccio da 10 anni a tutt'ora?  Anche prima la mia colazione era un liquido frizzante colmo di coloranti e d'aspartame : il mio petit dejeuner a base di Pepsi Light in cui per anni  ho messo a galleggiare anche capsule ottenute sottobanco dagli ingredienti ignoti. Pepsi light e capsula che mi era stata spacciata per sibutramina : il risultato è una persona nervosa e spesso incazzata. E secondo te con 60 / 70 Euro ti avrebbero venduto sibutramina? Quello che acquistai per anni era probabilmente un termogenico, un forte eccitante del tutto innocuo, una miscela di caffeina e chissà che altro. Sì, agli inizi ha funzionato: lo prendevo al mattino come colazione ed alla sera per suonare live o alle prove per avere più energia e restare sveglia. Dopo alcuni mesi, circa otto,  la funzione ''dimagrante'' è cessata : si, ho raggiunto i 41 Kg , ma li ho goduti per poco. Per i successivi mesi sono oscillata tra il 43 ed il 45 : con l'edema a guastarmi spesso la festa. Con quelle capsule ho mantenuto per un annetto il peso sui 50 Kg, ovviamente distruggendomi ossessivamente, rimettendo ogni cosa. 50 Kg sono un peso ideale per la mia altezza, lo dicono le tabelle che con 162 cm di altezza solo da 48 in giù sarei sottopeso. Per oggi mi astengo da giudizi, l'immagine distorta che mi porto inside non ho voglia di consultarla. Eternamente rimando, rimando la bilancia come rimando lo specchio ed il costume da bagno.

 

 

lunedì 16 dicembre 2013

Sixty again

E' successo di tutto e mentre tutto questo accadeva non ho preso appunti. Fare un riassunto non è il caso.

Avevo lasciato questi due post galleggiare in questo template bianco, c'era quella tranquilla noia insoddisfatta. Avevo un ''fidanzato'' da sei mesi circa, iniziavamo a passare sempre più tempo insieme, a fare i primi viaggi. Innamorata ? No, non credo. Felice? No, non lo ero. Ero solo tranquilla, tutto sommato stavo con un bravo ragazzo. Così credevo.

Avevo il mio gruppo, suonavo batteria e cantavo nel gruppo indie post rock che avevo creato nel 2005. Due album, tre EP, vari concerti in giro per l'Italia e molte speranze, qualche bella soddisfazione. Proprio a fine 2011 iniziarono le tensioni : nasce il figlio del cantante, il bassista crea un progetto parallelo con altri musicanti, il chitarrista fa lo stesso. Aggiungiamo la delusione : l'ultimo album, il nostro migliore, quello in cui abbiamo messo anima ed investimenti è fallito miseramente.

Sono passati due anni. Nè ''fidanzato'' nè gruppo di cui sopra ci sono più. Tra il mese di febbraio e ed il mese di marzo 2013. Quello che era già marcio ha ceduto sotto il peso crescente degli eventi. E tutti questi eventi verranno eviscerati un'altra volta, non ora, che ne ho la nausea.

Adesso, ora, mentre scrivo : ci sono io che ho ripreso i 10 kg persi grazie al lutto amoroso. E siamo a sixty again.

Zar il cane occupa la metà destra del divano, Paco il gatto mi si è appiccicato addosso. La tv vomita cazzate. Ogni tanto un messaggio whazzup : Marco che oggi ha il turno fino alle 22:00.

Io. Io non sto bene ancora. I disturbi alimentari si sono leggermente placati, trasformandosi in una sorta di bulimia / binge confortante. Si, ho iniziato a mangiare come un maiale, in casa o fuori, sola o in compagnia. Tutto mi tenta, tutto mi finisce in bocca senza nemmeno aver fame o sentirne la voglia. Poi cerco di rimediare con la testa nel water : e non funziona proprio bene dal momento che sto per raggiungere il mio peso massimo mai raggiunto in questa vita. Ogni giovedì una seduta di psicoterapia. Mi faccio schifo, certo che lo avverto il mio corpo ''espanso''. Certo che li sento i vestiti tirare, sempre più stretti. Ma riesco tutto sommato a non approfondire il pensiero di quanto schifo mi faccio.

Forse sto meglio : ho deciso che non volevo essere infelice . Volevo provarci davvero a combinare qualcosa. L'ho deciso verso fine marzo, in una notte insonne : piena di buoni propositi mi sono detta che mi sarei ripresa ciò che avevo perso.  Non tutto ciò che mi ero prefissata è andato per il verso giusto, ma non importa, ho messo in moto qualcosa. Allora non è stato tutto inutile, mi viene da dire.