martedì 21 gennaio 2014

12 febbraio, ore 8.45

Una quinta. Un davanzale ingombrante, pesante, molle, cadente. Budinoso. Una massa ingestibile. Ecco il mio problema, quella che io considero ''lo schifo totale'' - ''la deformità'' - ''la mia croce'' - ''sfiga suprema''. Le tette, mi sono spuntate a 13 anni: si ricoprirono immediatamente di striature violacee, le smagliature, ovvero strappi nella pelle per via di una crescita così rapida da non lasciare il tempo ai tessuti di adattarsi. A 14 anni una quarta : a 15 portavo la quinta. Con tutte le smagliature ormai bianche, indelebili.

La mia biancheria intima era la stessa di mia madre: confondevamo spesso i nostri reggiseni e per evitarlo mi ricamava l'iniziale del mio nome sul retro tra i gancetti. E me li acquistava lei, tre alla volta, al supermercato. Colore bianco : il nero lo trovava troppo trasgressivo. Il color carne sono sempre riuscita ad evitarlo : quello è proprio l'orrore. E' davvero una delle più grandi sconfitte dover indossare lo stesso intimo della propria madre, 50enne in menopausa. Della mia taglia, le cose carine, colorate, a fiori, con pizzi, strass e cosine graziose non le fanno. Reggiseni da vecchia frollata. Con ferretti che sembrano cerchietti per capelli. Con le spalline larghe tre centimetri. E comprare un costume da bagno è quasi peggio: c'è il modello "sciùra sessantenne in menopausa"  oppure  il modello "balenottera arenata", non hai alternative. Scordati la moda, i colori di tendenza: che poi per chi cavolo vuoi farti bella ? Questa è l'anticamera della depressione : scatta il confronto con le amiche, le compagne di classe che per le prime volte si vestono per piacere a qualcuno, uscite serali, appuntamenti. Io dovevo contenere, sostenere, comprimere, nascondere. Dopo anni di orrori, dopo aver superato la fase critica dei confronti, ho trovato marchi che arrivano a taglie enormi con tutti i colori, i pizzi, i modelli carini e ti fanno sentire quasi una persona normale. Peccato che il solo reggiseno arrivi a costare anche 80 euro.


Ma il fattore abbigliamento è anche peggio. Ci sono tutte le maglie che non puoi mettere: a 15 anni le magliettine Onyx le potevo solo guardare. Abiti estivi dei primi anni 90 che mi avrebbero risparmiato tanto caldo: ci ho rinunciato dopo averne strappato più di uno in camerino. Le canotte in estate sono proibite: puoi sembrare una porno star mentre stai soltanto andando a prendere il sole. E' solo un sottile gioco di abbinamenti quello che ti può salvare: basta un filo di trucco in più per essere volgare, per sembrare che tu lo stia facendo apposta. E le camicie a cui il terzo bottone non si allaccia, il tessuto che tira e produce una piega orizzontale. Ed il bottone che salta e si slaccia quando meno te lo aspetti davanti a tutti? Anche quello è successo. Ringrazio il grunge, che per qualche anno mi ha infagottato nei maglioni pulciosi ed in tshirt oversize da uomo, lunghe fino a mezza coscia.


Ho imparato a nascondermi, a rendermi invisibile, muta. Se non attiro l'attenzione nessuno mi ferisce: e come un camaleonte scivolavo lungo le pareti dell'istituto tecnico. Ma non ho mai imparato a muovermi. Pensi di poter correre con quella roba che sballonzola?  Non c'è reggiseno sportivo o incrocio magico che tenga tutto ben saldo. Credi davvero che indossando due reggiseni uno sopra l'altro, e tre magliette, tu possa fermare il movimento di quella massa flaccida? Lo facevo, ma fu tutto inutile.


Ma peggio della biancheria orrenda, peggio della scelta limitata nel campo dell'abbigliamento ci sono i portatori di cromosoma XY. Maschi, schifosi, curiosi, maleducati. Perchè proprio io? Perchè a 16 anni oltre ad essere bassa, non particolarmente graziosa di viso, sovrappeso, mi sono ritrovata questa sfiga? Tralascio le battute pesanti, le occhiate, le smorfie.  La crudeltà è spesso involontaria. Attirare l'attenzione è l'ultima cosa che desideravo. Suscitare eccitazione e ricevere attenzioni sessuali non rientrava nemmeno nei piani. E quando arrivo davvero a fare i conti con i maschi, quando li lascio avvicinare, arrivarono le più grandi delusioni : tempo due secondi e sbam! la mano sulle tette. Mano avvinghiata, sporca, maleducata. E poi mani che s'infilano nella scollatura, mani che salgono dal fondo della maglia. Provo a fermarle quelle mani: provo a scagliarle via, le blocco stringendo al polso, conficco le unghie nel dorso di quelle mani. Avrei voluto dare un pugno su quelle bocche che mordono e lasciano lividi, che sbavano saliva viscida. Dopo aver scoperto che quei baci erano solo una scusa per arrivare alle tette, per una scommessa tra amici. Credevo fosse quello che vivevano le amiche, forse amore. Credevo di piacere come persona, come anima : in realtà piacevano le tette, quelle due cose enormi che io avevo imparato a non considerare.


Allora un giorno decidi che devi dimagrire. Ti fai schifo tutta, dalla testa ai piedi e non salvi nemmeno le orecchie : e dimagrendo se ne vanno le tette, si, pian piano se ne vanno anche loro. Con l'altezza di un metro e sessanta, la mia quinta abbondante si riduce ed è un piacere scivolare negli abiti senza aprire la cerniera. A 52 kili ho una quarta abbondante, a 48 una quarta, a 45 una terza, a 40 una seconda. E di quella seconda conquistata con fatica, a 40 kili all'età di 31 anni, conservo un reggiseno come trofeo : io in quel reggiseno ci entravo, ci stavo da Dio. Era una seconda fatta di pelle cadente, appoggiata su una gabbia toracia totalmente visibile con le costole da contare. Ma quanto era bello non dover pensare, poter indossare qualsiasi cosa.


Cercano di convincermi che una quinta non è poi così grave, che anzi, sono la persona più fortunata del mondo: pensa a chi si fa inserire sacche di silicone per essere come te! Mavaffanculo rispondo. E le volte che ho sognato di vincere 10mila Euro : saprei subito come spenderli, mastoplastica riduttiva.  E così mi sono fatta coraggio : ho ottenuto un foglietto bianco e rosso dal mio medico di famiglia, quello che da anni assiste a tutte le mie follie. Con 26 Euro mi sono prenotata una visita da un senologo e chirurgo dell'ospedale, il 12 febbraio, ore 8.45. I requisiti li ho tutti: posso solo sperare in un parere favorevole. E non mi importa del dolore, dell'intervento, dei punti  : cosa sarà mai messo a confronto con 20 anni di sofferenza e tristezza ?
Facebook è una fonte inesauribile di informazioni. E' qui che le persone si aprono davvero. Qui la bimbaminkia che si cela nell'animo umano si rivela. E non solo questo aspetto infantile, ma anche tutte le sottili trame dell'egoncentrismo, dell'egoismo e della bassezza degli individui. Con i post, gli aggiornamenti di status e la pubblicazione di foto. Oltre alla condivisione selvaggia di puttanate.

Dopo aver letto un articolo interessante ho iniziato ad analizzare ogni status della mia mandria di pseudo conoscenti. Li chiamo conoscenti e non amici con intenzione. E dopo questo articolo non sono più stata la stessa : ho capito.

Si vantano, se la tirano, cercano attenzioni. Cercano consenso. Comprensione. Appoggio. E con una foto scattata nel ristorante giapponese vorrebbero suscitare l'invidia altrui, di chi non ha amici per andarci o i soldi per farlo.  Con un altro autoscatto si immortalano con il fidanzato di turno, anche nell'atto di limonare duro con lingua in primo piano, ottenendo per lo più un urto di vomito da parte mia.

Se non se la tirano con le foto, allora si auto incensano per meriti e capacità che ai poveri comuni mortali sono state negate. Di recente ho capito che posso buttare nel water tutto il tedesco che ho studiato, perchè c'è chi l'ha imparato in una lezione sola, essendo naturalmente predisposto. Si auto pubblicizzano : in cerca di acquirenti.

E chi cerca comprensione rasenta il patetico. Butta lì una frase ad effetto, studiata ad arte oppure semplicemente copiata. E so che gioisce ad ogni like, una sorta di virtuale pacca sulla spalla. E gode ancor di più ad ogni commento che rincuora, sfiorando l'orgasmo.

I peggiori sono i miei contatti intrisi d'odio: ce l'hanno con qualcuno in particolare, dopo aver subito un torto. Altra frase ad effetto . Tanti like, tante pacche sulle spalle, e tanti commenti : sia da parte di chi ha capito con chi ce l'hanno ed è a conoscenza dei fatti, sia da parte di chi non sa un tubo e verrà informato poi dal soggetto ''in pvt''.

Mea culpa. Quante volte sono caduta anche io in questo vortice? Incazzata nera avevo postato canzone + testo + considerazione ad effetto. Avevo i miei motivi, ma quella condivisione non mi ha fatto stare meglio. E' stato più utile scrivere a qualcuno, un amico vero connesso per caso: scrivere e tornare serena, scrivere e prendere appuntamento per incontrarci.

Mai più mi dico. Se non ho nulla di bello, interessante, divertente da condividere? Zitta. Ed ho iniziato a togliere. Togliere invece di aggiungere a caso. Selezionare. Non cancello le persone, ma i loro stupidi contenuti. Non desidero visualizzarli quando accedo alla home page / bacheca. Quando sono in vena li vado a cercare e trovo conferma della loro bassezza. Tanto mi basta.

lunedì 20 gennaio 2014

Avevo iniziato come i due giorni precedenti : dopo l'ufficio una corsa al supermercato, poi a casa, mangiucchiando qualcosa mentre guidavo. Mercoledì : avevo più o meno stabilito che quel giorno avrei spostato tutto ciò che restava del soggiorno come libri residui, cd e le due batterie. Fino alle 15 ho salito e sceso le scale con scatole in mano, poi la telefonata : mia sorella dalla passeggiata con il cane mi chiama dicendo che è stata chiamata l'ambulanza per mio padre. Non era un semplice malessere da influenza, qualcosa di più serio.

E guidare da agitata non è il massimo, nemmeno parcheggiare. Perchè tutto spaventa : tutto mi suggerisce che sto per restare sola, che il tempo dei miei genitori sta per scadere. Ne ho già avuto un assaggio tre anni fa, un infarto a mia madre. Se quel giorno ero stata avvisata ore dopo, quando lei era già in ospedale e ricoverata in reparto, ora vedo tutto in diretta: la corsa verso la loro casa, non sapere cosa sia successo, fare le scale tre gradini alla volta. Mio padre steso sul letto in una posizione del tutto innaturale, di traverso, a pancia in giu, sembrando svenuto. In scivolata mi inginocchio a terra per avere il viso alla sua altezza. E lui come sempre minimizza, per non spaventarmi. Poi entrano i barellieri catarifrangenti, tute arancioni, croci verdi: lascio la stanza troppo piccola, sono di intralcio e resto in cucina a ricevere mia sorella sudata fradicia. Prova del battito cardiaco, pressione, le domande di rito per verificare la lucidità mentale. Mia madre parte con lui, lasciando a me il compito di chiudere la loro casa. Per i due bambini facciamo come se nulla fosse : la giornata deve proseguire come stabilito, A. verrà portata a ginnastica ritmica, io porterò P. a basket, li andiamo a prendere all'uscita di scuola e poi ci dividiamo. Finito basket lo porterò a casa, gli farò la doccia, poi sarà ora di cena e dovrebbe rientrare mio cognato. E poi?  E poi aspettiamo.

Così ho ben due assaggi di futuro, in una botta sola : che i genitori non sono eterni, che la vita continua ed è compito dei marmocchi che generiamo occuparsi di noi.

A. e P. guardano Doraemon in tv con una piadina al prosciutto, si dondolano dagli sgabelli del piano snack nella nuova cucina. Sia mia sorella che suo marito sono usciti: mio padre dimesso dal DEA la sera stessa deve essere comunque aiutato a salire le scale. Guardiamo Doeraemon, finisco io i loro avanzi e gli sbuccio una mela a testa come mi è stato detto di fare. Prima la mela, poi il dolce, sennò niente.

In uno stato indegno, non mi sono fermata dalle sei del mattino, prima il lavoro in radio e poi il trasloco, per proseguire con una lezione di basket e fare da baby sitter.

mercoledì 15 gennaio 2014

in pieno trasloco

Per forza devo tenere il collo storto, a stringere tra spalla ed orecchio la cornetta del telefono. Sono più di dieci minuti che l'Agenzia delle Entrate mi fa ascoltare un quartetto d'archi e pianoforte.

Tra quanto ho scritto sopra ed ora sono passati 35 minuti: 25 in attesa e dieci fatti di tentativi con l'operatore che in parole povere mi dà della demente. A tratti sottovaluta le mie facoltà mentali trattandomi come un bambino di sei anni, poi fa lo splendido e dà sfoggio della sua laurea in informatica non facendomi capire una mazza. L'importante è avercela fatta : la ricevuta l'ho stampata. Sperando di non fare la stessa trafila il prossimo mese.

Sulle mani ho tagli ovunque e pelle secca. Il collo fa male, le spalle idem, la zona lombare lasciamo stare. Questo è il trasloco, baby.  Trasloco full immersion ogni pomeriggio da lunedì: non sono stati quei due o tre mobili che ho spostato con mio padre, ma quelle decine di scatoloni di libri e ciarpame vario con cui ho percorso due piani di scale. E non ho ancora finito: mancano ''solo'' tutte le stoviglie, CD e DVD, vestiti, scarpe, documenti e le mie 2 batterie. Siamo al trezo giorno : al terzo giorno è resuscitato, così dicono.

Di alcune cosette della casa nuova non sono proprio soddisfatta : a parte gli arredi fissi che non incontrano il mio gusto, devo dire che l'originaria mania delle pulizie di mia sorella è defunta alla nascita dei figli. La muffa sotto i tappi di lavabo e bidet ad esempio, oppure un allevamento di gatti di polvere in ogni calorifero. Togliendo lo zoccolo della cucina ho trovato un mondo parallelo. Odio chi finge di essere un maniaco della pulizia : lo smaschero subito. Non mi si prenda per il culo : sono io quella ossessiva compulsiva della famiglia. E detesto quando qualcuno cerca di darmi una mano: inutile, se non l'ho pulito io, per me non è pulito affatto.

Oltre allo sporco : le cose rotte, non funzionanti. Il più grave è il water: un modello sospeso, agganciato al muro, con una frattura nella ceramica. Mi troverò col culo per terra in un lago d'acqua se gli gira di cadere? Devo costringere gli ospiti con un certo peso a pisciare da in piedi e non fare la cacca ?

 

 

lunedì 13 gennaio 2014

per il mio funerale

Devo fare il funerale ad una parte di me. Metto nella bara i Mauve e li sotterro.

Non è una forzatura. Non mi costringo a farlo. Non vorrei, ma un cadavere non me lo posso tenere in salotto in eterno. Una palla al piede che mi costringe a rallentare. E' un lutto vero e proprio, psicologa dixit.

Per prima cosa: eliminare tutti i brani dall' iPod. Due album, tre EP, un live, improvvisazioni grezze registrate in sala prove. Non avrò più la tentazione di ricaderci. Che poi mi tornino in mente riff di chitarra e di basso in continuazione è normale : se ne andranno anche quelli.

Per il resto : devo solo imparare a convivere con presente e futuro. Il passato è così confortante : eppure è falso. Ricordo solo gli aspetti positivi, tutti i bei ricordi : non è così che è andata effettivamente. Il ricordo è un filtro falso. Ma , bello o brutto che sia stato, è inutile ostinarsi nel voler ricreare un'intesa perfetta, un'alchimia magica.

Ostinarsi a ricordare blocca l'evoluzione. Devo applicare la stessa cosa che ho applicato ai sentimenti : ho vissuto il lutto, l'ho concluso, ho cominciato a star bene, poi ho trovato una persona nuova.

Hai presente quando sogni di morire , per vedere chi verrà al tuo funerale , per capire chi ti ha voluto bene
e chi ti ha voluto male hai presente? Chi ti vuole bene dopo di me?  Chi ti vuole bene?  e capire poi che hai sbagliato tutto , che non manchi a nessuno.

 

 

martedì 7 gennaio 2014

decadence

Pensavo di farcela, che nonostante tutto potessi ricominciare. Ma il tempo e lo spazio giocano contro di me: la mia non più giovane età, questa cittadina che mi opprime.

Sono l'esemplare superstite di una specie animale ormai estinta. Abitante di un mondo che non c'è più. Ed ora ho due possibilità : evoluzione o estinzione. Sono io quella che non ha un piano B, quella che da zero deve ricominciare ancora una volta. Nella musica e nella vita, che per me è la stessa identica cosa.

La storia della star decaduta, dell'atleta ormai logorato dal doping, del pugile finito e fuori forma, del calciatore a fine carriera. Ne ho visti tanti di film che mi ricordano la mia situazione: Toro Scatenato lo sto scaricando ora.

La storia della star decaduta : eccomi. La star che non è stata abbastanza furba da inventarsi un piano B. Quella che ora vive di ricordi. Quella che nessuno si ricorda più.

La porca figura che ho fatto due sere fa: una jam session al '' circolo del karaoke '' con Billy ed un membro della sua band. Le mani che mi facevano male, l'agilità persa : suonare al 10% delle mie capacità. Questo succede. Questo ti riporta alla realtà : il tuo momento è finito nel 2009,  sei l'ombra di quella che eri. Ora non sei più niente. Non sei nemmeno un ricordo per qualcuno, solo una meteora che per un'istante ha attraversato il cielo dell'indie.

Io ci ho riprovato a ricominciare: e mi hanno usata. Chi si ricordava di me ha pensato bene di sfruttarmi, per magari usufruire delle mie vecchie conoscenze. Ci ho messo l'anima, ho tirato fuori un po' di me: il risultato sono 5 brani che quel coglione sta provando a riproporre con un nuovo gruppo.

E questa sera fa ancora più male. Quando i miei ex soci raccontano le loro nuove avventure, tra date in Germania e studi di registrazione. Non è invidia, è rabbia verso me stessa : come cazzo ho potuto finire così in basso? Perchè mi sono fermata, perchè mi sono lasciata andare. Travolta dai disturbi alimentari, dalla tristezza, da gente che non vale niente, da chi mi ha soltanto usato.Ho barattato tranquillità e risate low cost per la cosa a cui tenevo di più : posso solo incazzarmi con me stessa.

Penso alle star decadute. Agli atleti ormai finiti. Una mattina, dopo una notte di lacrime, si saranno svegliati con i migliori propositi per tornare agli antichi fasti? Si saranno mai detti ''Mi alleno, torno come prima e gli faccio il culo a quegli stronzi'' ? Si saranno detti ''Smetto di bere, smetto di farmi, mi chiudo in sala prove e faccio un disco da paura'' ?.  Non ho trovato storie che siano andate a buon fine, buoni propositi e le migliori intenzioni che si siano trasformati in un grande successo.

Vorrei che davvero qualcuno mi dicesse : non è finita. Non sei finita. Puoi rientrare nel tuo mondo, è solo un po' diverso.

 

 

Pray and pay

E con un brivido gelido che corre lungo la schiena ti ritrovi a pregare. Pensare ad alta voce '' ti prego, fai che si possa tornare insieme''. E con le dita che sbagliano i tasti ho inviato un sms con destinatario multiplo: intanto pensavo da quanto tempo non mandavo più messaggi in questo modo.

Per questa sera ci siete ? E' confermato?

Un incontro con i membri del mio gruppo, ex gruppo ormai. L'idea lanciata dal chitarrista e cantante tre settimane fa : vederci sia per chiacchiere in amicizia che per decidere sul da farsi. C'è quel premio di 500 Euro mai riscosso, i 900 Euro in cassa di cui dobbiamo decidere che fare, un centinaio di cd ed una ventina di magliette residui di merchandising.

Ed arrivano le prime due risposte: il suono dell'sms in arrivo fa sussultare. Ancora una volta, prima di aprire la bustina dell'icona: ti prego, fa che sia un si. Ti prego, mi sento così persa senza di loro. Ti prego, mi sento così inutile, infelice. Ti prego, Diochenonesiste. Fa tutto così schifo nella mia vita, ti prego, non ho già pagato abbastanza ? Perchè io vorrei rimettere in piedi il gruppo : io ci ho provato, mi sono sbattuta a cercare altre persone, ma non era lo stesso ed è fallito tutto miseramente per altro.

Ti prego, Diochenonesiste. Non mi merito di essere un po' più felice?

venerdì 3 gennaio 2014

Sento solo il freddo. Con ancora il finto piumino addosso, in ufficio. Il riscaldamento non è stato attivato, per farlo dovrei poter entrare nell'ufficio del capo, chiuso a chiave. E sono bloccata con il lavoro , mi servono istruzioni su come procedere : un attimo di relax, dopo le inutili corse della prima mattina quando tutto l'impianto elettrico è saltato, e con lui il server di rete. Un'ora e mezza a far nulla.

Tutto sommato sono abbastanza felice. Ci sono novità : potrei trasferirmi nel nuovo appartamento entro la prossima settimana, se il parquet verrà lucidato e verniciato da lunedì in poi. Potrei già procedere al trasloco nel prossimo week end e mentalmente ho già pianificato come procedere. Ho preso misure, fatto progetti : nelle piante 1:20 ho incastrato i pochi mobili che ho con quelli che mi verranno lasciati da mia sorella. Cercando di dare una aspetto armonico al tutto. Se avessi i soldi farei acquisti: un tavolo, una sedia da ufficio, sedie e tavolo per la cucina, una cassettiera per la camera da letto, una libreria. Da poveraccia posso solo ragionare e riutilizzare ciò che ho: quei mobili e complementi Ikea che da anni sposto qua e là cercando di farli sembrare migliori. ''Il bisogno aguzza l'ingegno'' , una massima che mia madre mi ha ripetuto fino alla nausea. Posso rendere quell'appartamento abitabile, esteticamente passabile : certo, mi manca un tavolo da pranzo, un posto dove mettere il microonde in cucina. Libri cd e cassette resteranno ancora per un po' negli scatoloni.

L'appartamento nuovo è una gran bella novità. Non che sia nuovo davvero, ci ha abitato per dieci anni mia sorella: ed i gemelli su quelle pareti hanno lasciato manate e tracce di colori, senza dire in che stato si trova il pavimento in acero sbiancato. Due mani di bianco sulle pareti, una levigata al parquet e sarà tutto diverso. Agli inizi mi ha innervosito il fatto che, come sempre, sono costretta ad adattarmi ed accettare gli scarti altrui. Una cucina arancione che proprio non mi fa impazziere, un grande divano che è stato annaffiato da tutto quello che due neonati possono produrre, una cabina armadio non proprio pratica in cui mancano i cassetti, un bagno dai colori troppo allegri e vivaci per i miei gusti. Vale la regola del ''piuttosto che niente'' : non li ho i soldi per comprarmi un divano, una cucina nuova, attrezzatura nuova per la cabina. Tutto sommato non è male. Allora riescoa ri dimensionare il tutto, la negatività che mi porto dentro.