Penso di aver toccato il punto massimo dello schifo. Se evito con cura la bilancia posizionata sotto il mobiletto del bagno, non posso non constatare l'aumento di peso grazie ai miei vestiti.
Anche i pantaloni più larghi che ho, risalenti a 10 anni fa, li allaccio con fatica. Ma la situazione si fa tragica quando si tratta di parte superiore : non c'è una camicia, una maglietta, un cardigan che non sembri sul punto di esplodere. La situazione ''intimo'' si fanche più tragica, quando di ben due cassetti pieni di reggiseni di svariate taglie, solo due mi stanno. Due : a cui continuano a fuoriuscire i ferretti. Ferretti ricuciti, ricacciati dentro, e dopo due minuti mi vanno a pungere sotto l'ascella o peggio lo sterno.
Dovrò rinunciare alla mia idea assurda della cavitazione sulle tette : dal momento che san Google non dava risultati in italiano, in inglese ho trovato la risposta che potevo trovare da me. Ci sono vene, in superficie, e le vedo persino : non credo proprio si possa trafiggerle con onde elettromagnetiche.
Sono arrivata al punto della non sopportazione. Il momento in cui tutto è decisivo: cammino sulla cima del muro che fa da confine tra i due mondi. C'è il mondo dell'accettazione alla mia destra. Quello del '' voglio essere magra'' alla sinistra. E' l'immagine che passo alla psycho : da mesi sono su quel muro, lo percorro avanti e indietro, senza scendere nè da un lato nè dall'altro. La parte di me che non si arrende è quella che si attacca a quell'ideale, che si fa forza con i ricordi di quando pesavo poco più di 40 kili. Ma sono così stanca, conosco già quel mondo. Quello del non cibo, della desolazione e deserto dell'anima. Come conosco il mondo triste dell'insoddisfazione, della vergogna, del non essere adeguata, del vestirsi per coprirsi e non dare nell'occhio.
Ho idea che vivrò per sempre su quel muretto che fa da confine, guardando un po' a destra ed un po' a sinistra, facendo il salto giù da una parte per poi andare anche un po' dall'altra. Fin che morte non ci separi. E l'ho firmato io questo contratto a vita : nel mondo reale nessun contratto è valido se firmato da minorenni, ma non in questo. Mi son fottuta da sola a 17 anni, ma forse lo ero anche prima : in età infantile prendevo nota. Mi serviva solo quel briciolo di disgusto di me stessa tipicamente adolescenziale, oltre ad un paio di eventi spiacevoli, per passare dal dire al fare.
E qui mi scatta la giustificazione. Non è colpa mia. Se ho preso questa decisione, se ho avuto il coraggio di provarci e poi di proseguire nella follia non è colpa mia. Se mi sono illusa che la vita perfetta esistesse solo sotto le quattro decine di chili it's not my fault. Possiamo scaricare la colpa su madre, famiglia amici, società : mia madre la vedo come un ipotetico Atlante con il peso della colpa sulle spalle. E ne ho le palle piene di dover sempre parlare di lei in terapia. Ho divagato, non era questo ciò di cui stavo scrivendo.
L'unica certezza che ho, è che sono stufa marcia.
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