Perchè ad alcuni piace pulire. Quello che piace a me : mi fa stare bene. In un certo senso l'ordine, l'assenza di sporco di un ambiente, sembra che si estenda anche dentro di me. Per la serie: pulita ed ordinata fuori , pulita ed ordinata dentro la mia testa. E l'atto di mettermi all'opera, il processo mentale che mi obbliga a pensare schematicamente a dove posizionare gli oggetti per attribuire loro un aspetto ordinato, non è altro che un esercizio pratico per la vita. Pensare schematicamente, senza fronzoli o romanticherie di sorta: pulito. Al termine delle pulizie la grande soddisfazione : il profumo del detergente dei pavimenti che rinfresca ogni cosa. I pensieri negativi e sporchi sono usciti dalla finestra spalancata, come l'odore dalla cucina.
Ogni volta che la mia vita è stata confusa, lasciata andare al caso, priva di senso e di scopo : casa ed auto erano letamai. In uno stato mentale così confuso mi amalgamavo nel disordine. Vivevo di espedienti, tirando a campare, senza prendere decisioni : ed il mucchio di vesti gettati in qualche angolo era il mio armadio, in cui rimestavo per trovare qualcosa, a caso, da indossare. Oggetti appoggiati in luoghi dove non centrano nulla : usati e posati lì, per la non voglia di ricollocarli nel loro posto giusto. Ed il marasma aumentava, era confortante.
L'accostamento delle parole pulito/sporco mi fa collegare tutto ai DCA : la bulimia è sporca, sono briciole sul pavimento e piatti da lavare, sono i pop corn mangiati sul divano che finiscono tra un cuscino e l'altro. Bulimia è l'auto zozza, con briciole sparse sui sedili e sulla moquette: lo zucchero che riveste le caramelle gommose finisce inevitabilmente nelle fessure tra ancoraggio del sedile e freno a mano, il volante ha una patina untuosa grazie alla focaccia ed alle patatine. Sotto i sedili finiscono gli smarties che ti sfuggono di mano mentre mangi e guidi contemporaneamente. Nelle tasche dei sedili ci nascondevo gli incarti delle caramelle, nei vani laterali delle portiere appallottolavo il sacchetto unticcio della focaccia. Bulimia sono i bidoni dell'immondizia strapieni, il lavello colmo di stoviglie incrostate, un forno a microonde con le ditate sui comandi ed un piano cottura schizzato di sugo. Ho cercato di impormi regole : non si mangia in auto, per lo meno non cose che si sciolgono (cioccolato sul sedile), non cose che si sbriciolano (pane, patatine), non cose che ungono, non cose ricoperte da pallini (pane con semi di papavero sopra, caramelle con zucchero). A casa ho abbandonato il divano da quando ho smesso di mangiare davanti all'unica tv che ho, in soggiorno: ringrazio la carenza di programmi interessanti, ringrazio anche la temperatura che resta più bassa e non mi fa apprezzare la permanenza in salotto. L'atto di pulire tutto questo mi illude di potermi ''normalizzare'' . Torno una persona normale ogni volta che porto fuori l'immodizia : rifiuti che per quantità sono pari a quelli di una famiglia intera. E me ne vergogno dei miei rifiuti, cerco sempre di espiare il mio peccato di nascosto, cercando di mixarli a quelli altrui. E pulire l'auto una volta a settimana non mi rende simile ai maniacali appassionati di auto che il sabato pomeriggio affollano gli autolavaggi: la mia è necessità, non un vanto..
La mia infanzia è stata all'insegna della semi povertà e della totate mancanza di gusto dei miei genitori. Della casa in cui sono cresciuta ricordo le sedie spaiate, i mobili raccattati in giro, la cucina dai pensili marcescenti, gli arredi in legno massello scuro dalla pesantezza estrema, il divano sfondato color senape. Cattivo gusto, anni 80 e pessima situazione economica della mia famiglia: il risultato è tremendo. E la mia cameretta non era da meno: accozzaglia di elementi d'arredo che mia madre aveva raccattato usati da conoscenti e parenti, senza farmi mancare l'armadio a ponte in laminato finto acero del mercatone. Sarà stato questo a farmi diventare progettista d'interni : avevo visto troppo orrore per tollerarne ancora. E l'atto di pulire quella casa, non affine al mio gusto, era per cercare di renderla migliore : che magari con i libri messi bene, un vaso di fiori, le ante belle lucide, faceva un po' meno schifo.
Una cosa è pulita solo quando l'ho pulita io: non è mancanza di fiducia (o forse sì), ma ho sempre creduto che solo io possa pulire come piace a me. E la mia non è una fissa igienista: posso anche stare in ambienti sporchi e trovarli tutto sommato gradevoli, sapendo che quella non è casa mia e che non ci dovrò restare a lungo. Posso anche ridere e scherzare immersa nel disordine di una casa di amici con figli. Ma ho frequentato anche case da incubo, case di persone con seri problemi mentali o soltanto sporche nell'anima: mi sedevo in punta di culo, senza accettare nemmeno da bere, evitando di toccare qualsiasi cosa. Di quelle case che si possono solo pulire con l'idropulitrice o il lanciafiamme, me ne sono capitate alcune: mi sono sempre chiesta che cazzo di casino avessero in testa quelle persone. Uscendo da quei posti mi sentivo i ragni addosso, i vestiti puzzare, la pelle unta : e correvo a pulirmi 10 volte le mani con le salviettine multiuso che non mancano mai nè in auto nè nella mia borsa.
Ma l'atto di pulire lo vedevo anche con occhi diversi quando mi veniva imposto: punizione, fai questo lavoro odioso perchè ti sei comportata male. Oppure : devi fare il tuo dovere per meritarti di stare nella famiglia, il tuo contributo personale per quello che mangi e quello che ci fai spendere. Prima il dovere poi il piacere : un mantra che mi è stato tatuato nel cervello dalle centinaia di ripetizioni materne. E così ho proseguito: pulisco se sono triste ed ho pensieri negativi in testa, pulisco (e mi punisco allo stesso tempo) quando mi sono abbuffata delle peggio schifezze, mi impongo lavori forzati e schifi immani come ripulire gli scarichi dei lavelli ed eliminare la muffa.
Perche la vita, quella vera, è sporco e disordine: chi vive per forza di cose mangia, sbriciola, cucina e sporca, tocca le cose che lo circondano. E sempre vivendo le persone spostano gli oggetti, li usano: li posizionano non dove sono esteticamente gradevoli, ma dove sono più raggiungibili e più utili. E' vivere che crea il caos, solo la non vita è estremamente ordinata. Ma in contraddizione le statue si ricoprono di polvere, le salme marciscono.
Nessun commento:
Posta un commento