Ho avuto amiche facoceri. I facoceri mangiano tutto. Non hanno preferenze, sono carnivori ed erbivori, mangiano radici, larve, frutta e non disdegnano nemmeno le carogne. I facoceri fagocitano. Le amiche, quelle del cuore, mi hanno sempre fagocitato. Relazioni sempre più strette, rapporti monopolizzanti e simbiotici. Costruivo così le mie amicizie, prima. Mi facevo inglobare, incatenare.
Perché queste persone sono sempre state bisognose, esprimevano un handicap, instauravano una dipendenza.
La prima, Morena. Un’amicizia nata a 6 anni, durata fino ai miei 17 anni. Lei che parlava male l’italiano aveva bisogno di me. Lei che era sempre timorosa e si era trasferita da poco non aveva altre conoscenze oltre a me. Aveva bisogno di me. Non aveva nulla da fare, non sapeva con chi uscire, cosa fare della sua vita. E mi ha fagocitata: dai 15 a 17 anni, due anni in totale simbiosi. L’ho spinta un po’ nella vita, perdendo di vista la mia. Ha costruito le sue fondamenta, il suo giro di amicizie, le sue attività. Si è rimessa in piedi dopo una brutta botta. E una volta trovata la strada tanti saluti.
Qualche tempo dopo, dai miei 18 anni, Greta. La compagna di classe che non mi era mai particolarmente piaciuta ma che si era rivelata tutto il contrario. Lei che era stata mollata dal suo gruppetto della classe, rimasta sola senza granchè da fare. E l’ultimo anno delle superiori, con tutte quelle nuove esperienze da fare, la patente, le storie assurde, le prime bevute, le gite: con lei e Anna, altra aggregata, è stato magico. Io e Greta ci siamo accompagnate fino al primo anno di università: poi lei ha trovato quello che stava cercando. L’uomo della sua vita: quello perfetto, senza ombra di difetti. La storia d’amore perfetta, la vita perfetta, l’universitaria perfetta. Forse si è accorta quanto io fossi rimasta imperfetta. Non avevo proprio nulla da comunicarle. E anche Greta ha seguito la sua strada fatta di esami,treni, appartamenti. Buona fortuna.
Luisa, un’estate ed un autunno. I miei orribili 19 anni. Cantante di uno dei tanti gruppi che avevo messo in piedi. Luisa la povera creatura fregata dal destino, dalla situazione famigliare da suicidio, Luisa tanto povera e sfortunata ma con tanto affetto da dare. Luisa senza padre, senza amore, senza una lira, senza patente. Sono stata la sorella, la confidente, l’amica, la sua autista. Luisa opportunista in fin dei conti. Trovato l’uomo, trovato lavoro, cambiato casa. Ciao.
C’è stata Nathalie, la fagocitatrice doc. la paranoia. Più grande di me di 6 anni, viveva da grande, da sola, lavorava free lance per una grande azienda. Con me proprio nulla in comune, ma io le tornavo utile, indispensabile per sopravvivere. Dai miei 17 anni ai 22. Prima in forma minore, poi in dosi massicce. Finchè c’era Greta non si osava, la criticava ma benomale qualche volta riuscivo a farle convivere. Poi è esplosa. Su di lei avrei racconti da riempire pagine. Una personalità instabile. Dipendente dai rapporti umani: perdevo sempre il conto delle sue relazioni, dei suoi uomini, dei suoi amici, dei suoi viaggi. Lei era così, iperattiva. Poi tornava a casa a farsi medicare le ferite: perché lei voleva la vita al massimo, quella fatta di aperitivi e notti folli, quella di notti di passione, di oggetti eleganti, invece se la scopavano tutti e basta. Le domeniche pomeriggio d’inverno, la raggiungevo nel suo miniappartamento del residence vip e la consolavo con il thè caldo ed un film noleggiato, svaccate in tuta sotto il plaid sul divano. Mi facevo trascinare nei locali più fighetti, nelle situazioni limite, in posizioni ambigue e squallide. Cercava la felicità, l’uomo della sua vita, il successo nel lavoro. Non riusciva ad ottenerli. Io ero la persona più vera e autentica di tutto quel merdaio di gente. Arrivò a fagocitare anche mia sorella, anche mia mamma, pur di non star sola. Invadeva lo spazio come una erbaccia infestante. E’ un’esistenza triste. Ci siamo allontanate da entrambi i lati. Lei è tornata in Francia ma credo che non ci sia ancora un lieto fine.
Manuela, amica comune mia e di Nath. Da sempre una contro l’altra, uscivamo in gruppo di rado. Quando Nath si allontanava per qualche avventura, Manu mi coinvolgeva. Genuina, semplice, estroversa: così bello il tempo e le serate con lei. I week end al mare, tranquilli e spensierati. Ma su di noi, ai nostri margini, c’erano i rispettivi ‘amanti’. Abbiamo persino fatto le uscite a quattro: io cercavo di rimettere insieme loro due, lei faceva lo stesso per me. Ma il nostro strano progetto ha funzionato solo a metà. Lei torna accoppiata, io mi faccio distruggere e consumare. Anche a causa di lui, il suo uomo recuperato, le cose tra noi sono naufragate. Il suo lieto fine è il seguente: ora vive con tutt’altra persona, per sua fortuna. La sua vita è più o meno la stessa, ha un nuovo gruppo di amici e quando la intravedo mi sembra felice.
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