giovedì 19 dicembre 2013

mycoplasma hominis

Ho sempre pensato che una donna, in quanto tale non possa essere definita sfigata. Sfigata, ovvero senza figa. Se sei donna, quella ce l'hai di default : come il desktop col prato verde che c'è su Windows. Allora consultiamo il dizionario.

sfigato   [sfi-gà-to] agg., s.



  • agg. pop.

  • 1 Sfortunato, iellato, spec. nel l. giovanile

  • 2 Privo di fascino, di attrattive: uomo s.; posto s.

  • s.m. (f. -ta) Nei sign. dell'agg.


Quando ti danno della sfigata due domande te le fai. Quando a darti questa definizione è una ragazza che nemmeno conosci, che nemmeno ti ha mai visto dal vivo nell'arco della sua alquanto breve vita. Esattamente la ragazza che mi ha sostituito nel rapporto con Paul, quella da cui molto probabilmente ho ricevuto in dono un fantastico batterio che dimora nelle parti intime e che dopo mesi ancora non si arrende agli antibiotici.

Si, lo so, non si deve fare. Si, lo so, è contro la legge. Si, lo so, non è moralmente accettabile. Si, lo so, nemmeno io sono una santa. Manonmenefregauncazzo. Ci sono cose che vanno oltre la legge, oltre il tollerabile, ci sono silenzi e dubbi e perplessità che devono avere una risposta : e fa male. Così, dai lo ammetto, gli sono entrata nel profilo. E per poco non ho rimesso l'anima, senza nemmeno infilarmi le dita in gola.

Ora che scrivo e devo per forza di cose ri pensare a tutto quanto per ordinare gli eventi cronologicamente, mi tremano le mani di rabbia sulla tastiera.

Novembre  / ottobre 2012 e non mi ricordo bene. Paul mi annuncia che una sua vecchia cliente diventata amica, ha da poco avuto un bambino: povera creatura, senza nemmeno un padre in quanto il bastardo li ha abbandonati. Mi chiede se può andarci a bere qualcosa un lunedì sera : gli dispiace così tanto che l'amica persa di vista da tempo ora sia nei guai, vorrebbe farci quattro chiacchiere per tirarla un po' su. Ma certo, povera, cosa me lo chiedi a fare?. E di questa ragazza madre non ne sento parlare fino ad una domenica sera, quando Paul mi dice: Erica mi ha chiesto se l'accompagno ad Asti a trovare sua sorella, posso andarci un week end?. Ma la conosci sua sorella? No. Allora che ci vai a fare? Che ci vada con i suoi genitori, no? . Questa è in breve la cronaca del dialogo. Sì, mi girarono le palle e più ci pensavo più tutto mi sembrava senza senso: Paul che odia guidare, l'auto di Paul che lui preferisce non usare perchè consuma troppo, Paul che decide di passare il suo unico giorno libero con persone di cui mai ho sentito parlare prima. Persone che nemmeno conosco, di cui non ho nemmeno visto i tattoo in foto. Ed è alquanto strano perchè i clienti li conoscevo quasi tutti, ho pulito quello studio per mesi, ho sempre caricato io le foto dei lavori eseguiti, con i clienti più stretti ci uscivamo anche ogni tanto. Questa cosa mi fermenta nella testa, vuoi vedere che? Si, che la ragazza madre stia lanciando l'amo, sapendo dove pescare: ragazzo giovane dalle belle speranze, carattere tranquillo, studio ben avviato, famiglia benestante. Un ragazzo che ama i bambini, che desidera una famiglia talmente tanto da rompermi le palle in continuazione : voleva un figlio da me, aveva deciso che sarebbe stato maschio, si sarebbe chiamato Leonardo. Mi accarezzava i rotoli della pancia mentre sul divano guardavamo Miami Ink : se agli inizi ridevo, poi iniziai ad alterarmi. E non sapevo quanto ci stavo azzeccando : vai dalla tua amica Erica, il bambino è anche già pronto. Tutto è proseguito nella noia mortale, condito da cose spiacevoli quando per forza di cose il gruppo si è sciolto : i miei soci non erano più i miei migliori amici, non avevo davvero più nessuno con cui poter parlare oltre a Paul, ma non  me ne rendevo conto. Gli unici amici di Paul che mi piacevano, affini a me, con cui potevo chiacchierare di musica e di qualunque cosa lui li allontava, non se li filava più, preferendo la compagnia di quattro skinhead di destra (fasci, ndr) che iniziavo davvero a non tollerare più. Veniva da me il martedì sera, fermandosi a dormire , poi il giovedì, il sabato sera si usciva con il quartetto estremadestra e poi Paul restava da me fino al lunedì mattina. Un pomeriggo a settimana, terminato il lavoro in radio, andavo io da lui, a ripulire lo studio e ri ordinare documenti fiscali. Ed ora che ci penso, non mi veniva voglia di picchiare la testa contro il muro? Non la sentivo questa noia mortale ? Ero felice? No.

Il ritratto di me negli ultimi mesi : totalmente apatica. Visibilmente ingrassata. Ormai era un'abitudine: si usciva sempre e solo con il quartetto estremadestra, che poi si ridusse solo alla coppia di fidanzati della quadriglia. A dirla tutta c'era anche Cecco a volte, amico di Paul dai tempi del liceo, diventato single in circostanze davvero tristi : avevo pensato che potesse integrarsi e portare aria fresca in questo ambiente skin-stantio. Aperitivo, cena, post cena. Venerdì, sabato ed anche domenica se capitava. Dovevo essere proprio nauseata da tutto ciò quando un venerdì dei primi febbraio 2013 decisi di non uscire : ho preferito una serata casalinga a questa noia. Che Paul ci andasse da solo all'ennesima cena ipercalorica alla Gasthaus bavarese. Io avevo deciso di perdere peso, di provarci in maniera sana : il giorno dopo la cena rifiutata io e Cecco abbiamo scarpinato tra residui di neve con il mio cane. E questa passeggiata durò quattro ore, tra confessioni mie e sue. - ''Ah, ieri sera c'era una tipa assurda, Elena mi pare, nessuno sapeva chi fosse e perchè non c'eri tu...'' . Cecco, non è che forse si chiamava Erica ? Si Erica. SBAM. Ho capito tutto, Cecco, sono fottuta anch'io -  E non ho chiesto troppe spiegazioni, del resto ultimamente il tempo che Paul passava con me era sempre meno. E l'85 % del tempo che passava a casa mia, dormiva. Se non dormiva usava il mio portatile per farsi i cavoli suoi su FB, guardare il lavoro di altri tatuatori o caricare foto. E la barca andava, la lasciavo andare.

Il batterio Mycoplasma Hominis si è manifestato a fine febbraio su di me. Perdite abbondanti, estremamente liquide, pessimo odore. Dottor Google mi dava tantissime opzioni tra cui scegliere : un'ampia gamma di virus sessualmente trasmissibili che io scartai senza nemmeno pensarci, oltre a banalissime infiammazioni dovute a ph sballato, stress, naturale flora batterica in subbuglio a causa di detergenti troppo aggressivi. Io che mi sono beccata una schifezza? Non sono una troia! Non lo sono mai stata! Mi consideravo del tutto immune dai virus che si prende chi la concede al mondo intero. Del resto non facevo sesso non protetto da giugno 2010, se mi fossi presa qualcosa avrebbe dovuto manifestarsi prima. Ero stata con 5 persone in tutto. Allora è lo stress, sì sì, sarà lo stress o quel detergente intimo del cazzo che mi crea irritazione. Non immaginavo quanto fosse connesso al fastidioso prurito anale che Paul aveva da settimane : senza troppa finezza si grattava il culo in mia presenza, gli dicevo di andarselo a lavare, di usare un detergente meno aggressivo, di mettersi una crema. Ma quando il prurito divenne troppo mi confessò di sentire dei rilievi sulla pelle.... mi chiese di guardare cosa fosse: Paul, domani vai dal medico, non mi sembra una irritazione normale. Mi vennero in mente le diapositive che il professore di biologia mi costrinse a vedere in seconda superiore : scolo, gonorrea, sifilide...piselli, palle e buchi di culo di uomini luridi e perversi proiettati sulle pareti della mia aula - un metodo brutale per metterci in guardia dalle malattie sessualmente trasmissibili in piena epidemia HIV. Ecco, tra le diapositive horror del prof. Mottini dovevano esserci anche i condilomi: proprio quelli. Ed io ancora nemmeno ci arrivavo, non collegavo quello che avevo avuto ( e che se ne era anche andato in fretta e di sua spontanea volontà) a quello che aveva il mio ''partner sessuale'', i condilomi appunto.

Domenica 10 marzo, tardo pomeriggio. ''Non sono più tanto convinto''. Me lo dice così, seduti sul mio letto mentre ci stavamo preparando per uscire. Un discorso senza capo e senza coda, sconnesso, un'accozzaglia di parole a caso che in buona sostanza mi dice quanto segue : tu non vuoi un figlio da me - io lo voglio a tutti i costi, tu non ti vuoi sposare in chiesa - per me è fondamentale, non sto bene, sono confuso, non so più cosa voglio. E mi abbraccia, mi coccola, mi porta fuori a cena, mi tiene la mano al ristorante e persino mentre guido: troppe attenzioni. Non capisco nulla : da una parte mi dice che non può fare  meno di me, dall'altra mi dice che non vuole stare più con me. E devo far finta che tutto vada bene, sorridere, scherzare quando quella sera dobbiamo andare a casa di amici. Paul dorme da me, come di consueto, ma restandomi appiccicato tutta la notte, avvinghiato a me. La mattina del lunedì lo lascio nel letto, gli preparo la colazione, lo saluto e vado in radio.  A mezzogiorno lo chiamo in lacrime : ho capito tutto. Lo raggiunsi in studio appena finito di lavorare, negò che ci fosse di mezzo un'altra. Prendiamoci una pausa di riflessione. Ho pianto, mi sono arrabbiata, disperata, pianto ancora, ho chiamato in lacrime gli unici due amici che avevo. Le due settimane di pausa di riflessione furono digiuno, corse sul lungolago con Cecco, telefonate interminabili, videochiamate Skype per placare il mio panico.

Fine della pausa di riflessione. Lo stabilisco io che la relazione è marcia, insanabile. Sono io che, dopo due settimane di messaggini apprensivi e sempre uguali, faccio due sacchi enormi con tutto quello che c'era di Paul in casa mia : dallo spazzolino da denti all'ultimo regalo di Natale, senza dimenticare l'uovo di Pasqua che avevo comprato con anticipo. La sera del 21 marzo lo incontro in un parcheggio, per due ore gli sbatto in faccia tutti i suoi difetti ed i motivi per cui la nostra storia sia marcita in soli due anni. Mi convico che sia meglio così e decido di rialzarmi, di riprendermi tutto ciò che avevo perso: amici, gruppo, un peso accettabile. Inizia il mio percorso personale, devo rimettere in sesto la mia vita: l'ho deciso quella notte che non avrei più perso tempo con la bulimia ed altre cazzate. O almeno volevo provarci sul serio.

Una settimana dopo mi sono sentita dare della troia, in parole povere. Esco dall'ufficio alle 13, accendo l'auto per andarmene a casa, c'è un bel sole: squilla il telefono ed è Paul. Il responso del medico è arrivato, lo specialista dal quale è andato lo ha messo con le spalle al muro : condilomi, da bruciare. Dimmi la verità, con chi sei andata a letto? Mi sento investita da una montagna di merda, rende l'idea ? E piangendo riesco solo a replicare quando più o meno ho scritto due paragrafi più su. Con l'aggravante : stai a vedere che ora la merda ce l'ho anche io. E mando messaggi ai due amici, Cecco e Michele. A casa vedo l'auto di mia sorella parcheggiata e corro da lei facendo le scale due gradini alla volta. La mia faccia la sconvolge e come un fiume in piena le racconto tutto: mia sorella mi calma, mi riporta sulla terra, ci vogliono soluzioni pratiche, inutile star qui a disperarsi, prenota una visita, non ti preoccupare che è curabile. Michele un'ora dopo è a casa mia, quanto è stato gentile... lui che aveva immaginato io fossi incinta! Cecco alle 16 mi attende per la corsa ed anche lui mi conforta. Anche Dottor Google mi conforta, è curabile. Il meglio è stato dopo, quanto mi è costato lo scherzetto di Paul ? 4 giorni dopo ho la vista da un ex collega di mia madre ormai in pensione, 100 euro più 45 di analisi. Cazzo. Dopo un mese di attesa il pap test dice con chiarezza che non ho nulla tranne una infezione batterica generica : una settimana di antibiotici, 20 euro, e ripeto il test. Il secondo test stesso risultato: altri 15 euro ed altri 20 di antibiotico per un'altra settimana. Arrivo ad agosto, non so cosa cavolo ho di preciso : flogosi, tanti batteri, troppi , talmente tanti da non sapere quali siano. Allora altro test, uno diverso, altra 30ina di euro. E ringrazio il fatto di essere figlia di un'ostetrica, i medici sui ex colleghi non mi fanno pagare l'importo delle visite per amicizia, pago solo i test. Scopro il responsabile, il mycoplasma, altri antibiotici. E lo stronzo è ancora qui, va e viene, e io pago.

 

 

 

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