lunedì 20 gennaio 2014

Avevo iniziato come i due giorni precedenti : dopo l'ufficio una corsa al supermercato, poi a casa, mangiucchiando qualcosa mentre guidavo. Mercoledì : avevo più o meno stabilito che quel giorno avrei spostato tutto ciò che restava del soggiorno come libri residui, cd e le due batterie. Fino alle 15 ho salito e sceso le scale con scatole in mano, poi la telefonata : mia sorella dalla passeggiata con il cane mi chiama dicendo che è stata chiamata l'ambulanza per mio padre. Non era un semplice malessere da influenza, qualcosa di più serio.

E guidare da agitata non è il massimo, nemmeno parcheggiare. Perchè tutto spaventa : tutto mi suggerisce che sto per restare sola, che il tempo dei miei genitori sta per scadere. Ne ho già avuto un assaggio tre anni fa, un infarto a mia madre. Se quel giorno ero stata avvisata ore dopo, quando lei era già in ospedale e ricoverata in reparto, ora vedo tutto in diretta: la corsa verso la loro casa, non sapere cosa sia successo, fare le scale tre gradini alla volta. Mio padre steso sul letto in una posizione del tutto innaturale, di traverso, a pancia in giu, sembrando svenuto. In scivolata mi inginocchio a terra per avere il viso alla sua altezza. E lui come sempre minimizza, per non spaventarmi. Poi entrano i barellieri catarifrangenti, tute arancioni, croci verdi: lascio la stanza troppo piccola, sono di intralcio e resto in cucina a ricevere mia sorella sudata fradicia. Prova del battito cardiaco, pressione, le domande di rito per verificare la lucidità mentale. Mia madre parte con lui, lasciando a me il compito di chiudere la loro casa. Per i due bambini facciamo come se nulla fosse : la giornata deve proseguire come stabilito, A. verrà portata a ginnastica ritmica, io porterò P. a basket, li andiamo a prendere all'uscita di scuola e poi ci dividiamo. Finito basket lo porterò a casa, gli farò la doccia, poi sarà ora di cena e dovrebbe rientrare mio cognato. E poi?  E poi aspettiamo.

Così ho ben due assaggi di futuro, in una botta sola : che i genitori non sono eterni, che la vita continua ed è compito dei marmocchi che generiamo occuparsi di noi.

A. e P. guardano Doraemon in tv con una piadina al prosciutto, si dondolano dagli sgabelli del piano snack nella nuova cucina. Sia mia sorella che suo marito sono usciti: mio padre dimesso dal DEA la sera stessa deve essere comunque aiutato a salire le scale. Guardiamo Doeraemon, finisco io i loro avanzi e gli sbuccio una mela a testa come mi è stato detto di fare. Prima la mela, poi il dolce, sennò niente.

In uno stato indegno, non mi sono fermata dalle sei del mattino, prima il lavoro in radio e poi il trasloco, per proseguire con una lezione di basket e fare da baby sitter.

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