lunedì 3 marzo 2014

Lo schifo degli altri

Un libretto color verde acceso della serie Economici Feltrinelli, un centinaio di pagine, una cosa sottile : mi intrigò subito per il titolo, '' Lo sporco degli altri'', la storia di una donna delle pulizie americana, i suoi clienti casi umani. Me lo comprai del tutto ignara di quello che sarebbe stato il mio destino, scegliendolo quasi a caso alla fiera estiva del libro.

Ho fatto molti lavori, pagata oppure no, in maniera seria oppure come ''lavoretto delle vacanze estive''. Come molti giovani nella mia zona sono stata sfruttata e sottopagata nel campo del turismo, come bassa manovalanza per ristoranti ed hotel al servizio di turisti teutonici attempati.  Sono stati questi i miei primissimi impieghi : primo fra tutti cameriera. Servivo ai tavoli nell'unico ristorante del mio paese, in nero, senza nemmeno aver compiuto l'età legale per lavorare. Senza libretto sanitario, vaccinazioni e libretto di lavoro. Non so ora, ma in quegli anni il fatto di sapere un po' di tedesco e tutte le lingue canoniche faceva bella impressione, anche con solo pochi anni di studio : bastava un giorno di ricerca ed un lavoretto lo si trovava senza troppa fatica. Si, ok, lavori di merda, che non richiedevano una grande specializzazione e non molto retribuiti. Sottopagata. Ma ero felice così : in fin dei conti mi pagavano per fare le stesse cose che dovevo fare a casa gratis, ed ero ulteriormente felice del fatto che le persone apprezzassero ciò che facevo. Venivo lodata anche per le frasi del tutto sgrammaticate e giri di parole infiniti che mi inventavo per far comprendere il menù ai commensali tedeschi : ad esempio melanzana , in tedesco, come cavolo si dice? Una verdura viola che nasce in estate. Cinghiale? Il maiale nero che vive nel bosco. Pagata una miseria, un po' di mance (Trinkgeld, questo lo imparai subito) : ed io ero felice, con l'orgoglio di essere utile, non più quella merda incapace che mi credevo.

Il mio secondo lavoretto a 15 anni, seconda superiore: l'hotel monostella situato sul lungo lago, di proprietà di un amico di mio padre. Mi presentai una sera dal proprietario proprio con lui, chiacchierammo ad un tavolo del ristorante ed il mio secondo lavoretto lo avevo trovato. Per due mesi estivi ho pulito le venti stanze situate su tre diversi piani, ogni giorno, 5 ore al giorno. Cambiare le lenzuala, asciugamani, passare aspirapolvere, pavimento, rifare i letti. Ottocento mila lire, oltre a circa trenta mila lire di monetine e biglietti da mille lire, che tedeschi ed olandesi non avevano voglia di riportarsi in patria. Facendo un rapido calcolo, 60 giorni di lavoro per 5 ore al giorno sono in tutto trecento ore : 2.600 lire all'ora, record di sfruttamento. Ovviamente in nero. Un lavoro duro, sfiancante con il caldo estivo. Ed attorno a me lavoratrici stagionali, casi umani di miseria. Ma ciò che più mi feriva erano le prese in giro e gli apprezzamenti sessuali dell'aiuto cuoco: non l'ho mai detto a mio padre, stringevo i denti, mentalmente gli urlavo le peggio parolacce. Contavo davvero gli ultimi giorni. Una bella lezione di vita: lavoro duro, persone grezze indurite dalla vita, sfiancate e meschine. Lo sporco con cui avevo a che fare era relativamente poco : dal momento che le pulizie erano giornaliere e gli utenti anziani per la maggior parte, ciò che si poteva trovare era al massimo qualche capello, peli di cazzo nelle lenzuola, briciole, qualche cartaccia nei cestini. Quando capitarono gruppi di giovani crucchi, sbronzi dalla sera prima, che alle undici del mattino non ne volevano sapere di schiodarsi dalla stanza: ci riprovavo all'una, e da sola dovevo mettere mano ad una stanza disastrata, con incarti di cibo e lattine sparse ovunque, lenzuola arruffate e vestiti buttati dove capitava. Ma ciò che mi colpiva era l'educazione, mi trattavano con rispetto vergognandosi un po' per il macello: avevano qualche anno più di me, abbastanza liberi per fare la prima vacanza da soli.

Dopo questa esperienza estrema decisi di prendermi una pausa. L'estate seguente decisi di passarmela in vacanza davvero. Tagliai le poche spese che avevo, mi tenni ben da conto tutte le mance e i soldi di Natale. Ma l'estate della quarta superiore la passai alla reception di un campeggio, oltre ad una settimana in stage per l'ufficio di informazioni turistiche : poche le pulizie che dovevo fare, vetri a parte.

Poi fu di nuovo ristorante: in cucina, lavapiatti. Tuttofare: se in sala fosse servito mi dovevo cambiare in fretta e salire al piano superiore. Ciò che ricordo di quella cucina è l'odore di grasso che mi restava sulle mani : prima di mettere i piatti in lavastoviglie, il mio compito era svuotarli dagli eventuali avanzi, sciacquarli in un lavello pieno d'acqua. Ed il burro che il cuoco usava in abbondanza si solidificava sulle pareti di acciato del lavello: una patina biancastra dall'odore rivoltante, lo stesso che le mie mani avevano ogni notte, con i polpastrelli raggrinziti e le unghie ingiallite. Lo schifo con cui avevo a che fare era abbastanza ordinario, non troppo : il cuoco ci teneva alla pulizia e posso assicurare che i taglieri fossero immersi nella candeggina. Le pentole in acciaio facevano un bagno settimanale nella soda caustica. Una paio di volte la pulizia del bagno: già pulito di suo. Un paio di volte pulire la sala da pranzo : più che qualche gattino di polvere negli angoli nascosti ed un po' di briciole non avevo trovato.

Poi diventai venditrice ambulante di cinture e portafogli al mercato. Qui il mio contatto con lo sporco era minimo, si trattava solo di dare una spolverata con il piumino agli articoli messi in mostra: la fatica vera era lo stare in piedi, dalle otto del mattino alle cinque, in piedi senza sedersi. E poi ancora fu la volta del negozio di arredamento: prima in nero e poi con un contratto ''presa per il culo'' che garantiva benefici solo alla proprietaria del negozio. Tre anni in cui l'espozione e gli uffici, oltre al tecnigrafo a cui ero incatenata, venivano sommariamente puliti da signore bisognose, sempre sovrappeso, dalla vita un po' disastrata. Una mi fece scoprire la magia dei panni in microfibra : un'assoluta novità per quell'epoca, costavano davvero parecchio. In ogni caso spesso dovevo riparare alle loro mancanze : gli angoli dimenticati, la pulizia da fare dopo ogni nuovo mobile montato in vetrina, il rotolino di polvere che non vedevano o che non volevano vedere. Lo schifo vero con cui dovevo fare i conti era il magazzino: 80 metri quadri di scatoloni ed imballaggi ammassati, ed il momento dello scarico dei mobili in arrivo era tragico. Quella gran stronza della titolare mi lasciava sola a scaricare una cucina intera, con il camionista che non intendeva proprio aiutarmi e si limitava a mollarmi i colli accanto al furgone. Con il carrello e con parecchie bestemmie cacciavo tutto là dentro, pregando poi i due operai montatori di sistemare. I miei pantaloni eleganti, le mie scarpe col tacco ed i miei cardigan si immerdavano di polvere : e per quanto poi cercassi di ripulirmi in bagno, mi sentivo del tutto umiliata e sporca.

Poi è stata la radio dove mi trovo ora: non spetterebbe a me pulire, abbiamo chi deve farlo, una ragazza madre (altro caso umano). Il genere di persona che fa bella impressione i primi giorni, che si sbatte all'inizio: ora non alza nemmeno la testa e le ragnatele sul soffitto diventano liane. Ora si diverte a non pulire il mio ufficio, oltre a mischiare tutti i rifiuti senza differenziare le cose, le sto sul cazzo: e tocca a me immergere le mani nude nei rifuiti ed estrarre ciò che lei ha sbattuto nel bidone della plastica. E non mi pare di essere stata stronza, ho cercato di spiegarle per bene cosa si desiderava da lei: sono stata incaricata dalla direzione, con tutta la diplomazia di cui sono capace. Le ho spiegato cosa va nei diversi bidoni, le ho fatto dei cartelli. Le ho portato un piumino per la polvere da casa mia, per passare bene tra un apparecchio e l'altro senza fatica. Le ho mostrato le ragnatele, come allungare il tubo dell'aspirapolvere per toglierle tutte con sbattimento zero. Nulla. Non si applica. E le ho persino raccontato del mio passato, dei lavori merdosi che ho fatto: ho sempre rispettato il personale degli hotel, dal lavapiatti agli addetti alle pulizie, proprio perchè io ci sono passata e so quanta merda si deve ingoiare. Io sono quella che quando lascia un hotel toglie le lenzuola e le piega per bene, che raccoglie gli asciugamani usati, sempre badando a non lasciare sporco in giro.

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